Baleari, borgo di Minorca vuole chiudersi ai turisti. Referendum il 15 agos…
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Ottocentomila turisti l’anno per duecento abitanti. Rapporti di forze da overtourism estremo, roba da far impallidire Venezia, pari o addirittura superiori a rinomate mini-regine dalla vacanza mordi e fuggi come le Cinque Terre o l’austriaca Hallstatt, il paesino montano-lacustre che a un certo punto ha persino provato a schermare il suo famoso viewpoint. Binibeca Vell, piccolo villaggio di Minorca, la seconda delle Isole Baleari, sta per fare ancora di più: voterà se chiudersi o meno allo “straniero”. Il referendum è stato emblematicamente programmato nel giorno in cui, nelle comunità mediterranee e cattoliche, ricorre la tradizionale festa di mezza estate, il 15 agosto.
La firma dell’archistar catalana
Soprannominata la Mykonos spagnola per la similitudine estetica con la più famosa delle Cicladi, Binibeca Vell, questa piccola località tutta casette bianche ornate di fiori è diventata uno dei luoghi più ambiti dell’arcipelago del Mediterraneo occidentale. Una manna, per gli operatori turistici, che esaltano l’allure magica di un insediamento nato dall’estro creativo di Francisco Joan Barba Corsini, uno dei più influenti architetti catalani del ventesimo secolo, ma ormai un tormento per i residenti, o quantomeno per una cospicua parte di loro.
Binibeca Vell. La “Mykonos delle Baleari”
“Tutto il mondo viene a scattare foto qui”, racconta all’agenzia France Presse Oscar Monge, presidente dell’associazione dei proprietari di quello che di fatto è un complesso residenziale privato. “Non abbiamo niente contro il turismo, ma a volte ci sentiamo come una Disneyland. Ovunque sono stati affissi cartelli in cui si invitano gli occasionali ospiti al “silenzio” o al “rispetto”. Inviti che non sembrano aver ottenuto il minimo effetto, se è vero che, aggiunge il 50enne residente “alcuni mettono i piedi sui muri, montano sulle terrazze, o ancora aprono le porte delle abitazioni per vedere chi ci vive dentro”.
Il fallimento della limitazione oraria
Il primo tentativo della piccola comunità è stato quello di provare a limitare l’accesso dei turisti alla fascia oraria centrare della giornata, dalle 11 alle 20. Un’iniziativa di alcune settimane fa, che sembra essersi rivelata infruttuosa, se è vero che il referendum, allora paventato come possibile soluzione estrema, adesso è una realtà.
La questione non è vista unanimemente dai residenti. “Le restrizioni sono una buona cosa – dice Maria Neyla Ramirez, che gestisce un ristorante – ma la chiusura totale potrebbe avere un impatto negativo sull’economia locale”. Ma Monge insiste. “Non possiamo avere continuamente auto su auto, e persone che sbarcano, senza alcuna regolamentazione”.
Quella di Binibeca Vell non è l’unica criticità sul fronte overtourism nelle Baleari, che già l’anno scorso hanno ospitato un numero record di turisti, spagnoli e stranieri: quasi 18 milioni. Primato che verrà nuovamente ritoccato quest’anno.
I cortei anti-overtourism nell’arcipelago
“Le Isole Baleari hanno raggiunto il loro limite”, ha riconosciuto a fine maggio la presidente della regione, Marga Prohens (Partito Popolare, destra), aggiungendo che ritiene necessario tenere conto del “disagio sociale” per rendere il turismo “compatibile con la vita degli abitanti”. A fine maggio migliaia di persone hanno manifestato nelle tre isole maggiori, Maiorca, Minorca e Ibiza. Intonando lo slogan “Non siamo isole in vendita” , invocando misure più efficaci contro il sovraffollamento. Tra le problematiche più gravi, inquinamento acustico, la congestione stradale, l’inquinamento, ma anche e soprattutto il prezzo degli alloggi, che negli ultimi anni è aumentato, da quando molti appartamenti sono stati trasformati in affitti turistici.
I primi provvedimenti a Maiorca, Minorca e Ibiza
Tra le misure annunciate dalle autorità locali come prima risposta, il divieto di vendita di alcolici nei negozi dopo le 21.30, il bando del consumo per strada (eccetto nelle terrazze dei bar) in diverse località di Maiorca e Ibiza. A Palma il municipio sta valutando anche la possibilità di vietare nuovi affitti turistici e di limitare l’accoglienza delle navi da crociera. E a Ibiza le regole che regolano le “party boat” (barche utilizzate come luoghi di festa) potrebbero essere inasprite.
Affermando di puntare a soluzioni a lungo termine, il governo regionale ha creato un comitato di esperti incaricato di sviluppare una road map per l’arcipelago. Un esercizio delicato in una regione con il 45% di turismo, ma ritenuto necessario da molti eletti e residenti. “È positivo che i turisti vengano a godersi i nostri paradisi naturali”, giudica Joaquin Quintana, minorchino di 51 anni, contemplando la baia dalle acque calme di Binibeca. “Ma è importante anche trovare un equilibrio”

