Franco Rosso, il torinese che inventò il viaggio: il primo tour di successo…
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diDario Basile
La prima agenzia nel 1953 in un minuscolo locale in corso Giulio Cesare. I primi charter, i cataloghi e i viaggi a lungo raggio. Il boom a fine anni Novanta quando «Francorosso» si fonde con Alpitour
Negli anni del boom economico il turismo diventa di massa. Nei mesi estivi le autostrade iniziano a riempirsi di italiani in cerca di un posto al sole. Non si tratta però solo di viaggi individuali, in quegli anni parte la rivoluzione del turismo organizzato e artefice di quel cambiamento è il torinese Franco Rosso. Classe 1928 Rosso durante la guerra sfolla a Govone (Cuneo) dove conosce la sua futura moglie Amalia Saracco, figlia dei gestori delle corriere che attraversano le Langhe.
Sono i bus che portano gli studenti a scuola e le persone a lavoro. Il padre di Franco è un ufficiale dell’esercito e il nonno un proprietario di due alberghi: uno a Torino e uno a Genova. I viaggi sono nel dna famigliare. Franco avrebbe voluto fare l’ammiraglio per solcare i mari ed esplorare mezzo mondo ma, terminata la guerra, decide di iscriversi, senza molta convinzione, a Economia e Commercio.
Torino in quegli anni sta cercando di risollevarsi dalla guerra, nel 1952 in città ci sono solo sei agenzie viaggi e si occupano esclusivamente di biglietteria, compresi gli imbarchi per chi emigra verso le Americhe. Agli inizi degli anni Cinquanta le corriere della famiglia di sua moglie Amalia vengono affittate a un’agenzia di Torino che ogni domenica organizza gite in montagna per sciatori.
Amalia chiede a Franco di occuparsi direttamente dell’organizzazione di quelle escursioni, aprendo una sua agenzia viaggi. Ma per farlo occorreva avere un minimo di esperienza nel settore. Franco lascia così l’università e inizia il suo praticantato non retribuito nell’agenzia Perlo Viaggi. Terminata quell’esperienza, il primo aprile del 1953 apre l’«Agenzia viaggi e turismo Franco Rosso», un minuscolo locale in corso Giulio Cesare, 15.
A guardare gli aerei
Franco si presenta come agente di viaggio, ma quello è un mestiere pressoché sconosciuto ai più. Inizia organizzando le gite in Piemonte: la Sacra di San Michele, Sant’Antonio di Ranverso, l’Abbazia di Vezzolano e le visite della «Torino by night». Il primo grande successo è però la gita all’aeroporto di Torino Caselle.
L’escursione serale partiva in bus dalla stazione di Torino Porta Nuova. Il gruppo era atteso dal direttore dell’aeroporto che conduceva le persone su una terrazza di fronte alla pista d’atterraggio. All’improvviso si accendevano le luci della pista e poco dopo, tra l’emozione dei presenti, atterrava il volo proveniente da Roma, che sovente trasportava personaggi noti. In quegli anni il turismo verso l’estero in Italia era pressoché inesistente, a differenza di altri paesi europei dove stava nascendo.
Franco Rosso capisce che quello sarebbe stato il futuro, stampa i primi cataloghi di viaggio e partono le prime gite in pullman in Europa che includevano pacchetti di una settimana come i «Laghi e ghiacciai della Svizzera» o «I castelli della Loira più Parigi».
I grandi viaggi
Erano viaggi destinati a un pubblico selezionato, con una buona capacità di spesa, e le persone arrivavano a Torino da tutta Italia per prendere parte a queste escursioni. Con l’aumento del giro d’affari «Francorosso» si trasferisce nel salotto della città e apre l’agenzia in via Roma angolo piazza Cln.
La volontà di Franco è quella di lanciare delle destinazioni a lungo raggio, sono i viaggi in Africa il suo obiettivo. La passione per l’Africa gli era stata trasmessa dai racconti del padre che aveva fatto il soldato in Eritrea.
L’idea si concretizza agli inizi degli anni Settanta grazie un invito della compagnia aerea Boac che da Torino porta i coniugi Rosso a Nairobi in Kenya. Durante quel viaggio i due capiscono che si possono aprire nuove frontiere per il turismo.
Per primo in Italia, «Francorosso» incomincia a vendere viaggi organizzati con voli charter prima in Africa e poi anche in Oriente. Il successo è immediato. È ancora un turismo di nicchia, in quegli anni partono personaggi dello spettacolo, teste coronate, imprenditori e affermati liberi professionisti. È solo a partire dalla fine degli anni Ottanta che il turismo organizzato diviene accessibile a un pubblico più ampio. Sono viaggi avventurosi, itinerari di scoperta di mondi e territori in buona parte ancora inesplorati.
Ricorda la figlia Sara: «I cataloghi degli anni Settanta e Ottanta raccontavano la geografia e la storia, erano quasi dei libri con poche foto, e tanto scritto. Oggi nei cataloghi di viaggio ci sono solo foto e tre righe di scritto». Le copertine venivano disegnate dal pittore Pietro Gallina.
Il tour operator decide persino di stampare un fumetto che ha come protagonisti due viaggiatori in giro per il mondo. Ricorda il figlio Paolo: «Nell’agenzia di via Roma mio padre aveva allestito una sala cinematografica dove si proiettavano i documentari, si invitavano ospiti e si offriva il tè. Entravi in quel mondo e sognavi». Il momento di massima espansione arriva alla fine degli anni Novanta quando «Francorosso» si fonde con «Alpitour».
Il pioniere dei viaggi organizzati si è spento l’anno scorso a Lugano all’età di 94 anni, fedele fino all’ultimo al suo motto: il mondo è da gustare.
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