Viaggiare con una disabilità: ostacoli, accessibilità e diritti
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Per Bérénice Magistretti, scrittrice e attivista per i diritti delle persone con disabilità, viaggiare ha sempre significato molto più che spostarsi da un luogo all’altro. Dalla prima partenza in solitaria a 17 anni fino ai viaggi che oggi la portano tra città, musei e appuntamenti internazionali, il viaggio è stato uno strumento di autonomia, scoperta e crescita personale.
Qual è stato il tuo primo viaggio da sola e cosa ti ricordi di quel momento?
La prima volta che ho viaggiato da sola avevo 17 anni. Appena finito il liceo avevo deciso di prendermi un anno sabbatico. La mia prima tappa è stata Firenze, perché volevo imparare davvero l’italiano. Ricordo di essere stata piuttosto stressata all’idea di viaggiare e vivere da sola, ma una volta arrivata, conosciuta la città e le persone del corso, ho iniziato a sentirmi più indipendente e sicura di me. Ho imparato l’italiano, ma soprattutto a cavarmela da sola.
E invece l’ultimo viaggio che hai fatto: dove sei stata e cosa ti è piaciuto di più?
L’ultimo posto in cui sono stata è Basilea, dove ho curato una galleria pop-up al Basel Social Club, uno degli eventi più interessanti della settimana di Art Basel. Ero già stata in passato, ma viverla durante la fiera è un’esperienza completamente diversa. La città diventa un crocevia di culture, artisti, curatori e collezionisti, tutti lì per vedere e vivere qualcosa di unico. Nel mio spazio espositivo ho amato parlare con i visitatori e raccontare il concetto alla base della nostra mostra sulla “Disability Visibility”. Credo davvero che l’arte possa avere un impatto enorme sul mondo e dare vita a nuove conversazioni.
Ti capita che le persone si stupiscano del fatto che tu viaggi con così tanta autonomia?
Fino a poco tempo fa sì, perché continuavo a viaggiare da sola. Ma con il tempo è diventato troppo stressante, così, quando tre anni fa ho iniziato ad avere bisogno del bastone, ho deciso di non viaggiare più senza compagnia. Oggi quello che sorprende di più le persone è quanto io viaggi!
Quali sono i tuoi must-have per viaggiare?
Il mio bellissimo ed elegante bastone è l’accessorio che porto sempre con me. Mi piace anche viaggiare con la mia piccola borsa nera Chanel: ha la dimensione perfetta e si abbina a tutto. Gli occhiali da sole sono indispensabili, perché devo proteggere con molta attenzione i miei occhi dai raggi UV. Al momento adoro il modello Cary Grant di Oliver Peoples. Per quanto riguarda la beauty routine, porto sempre con me la Renew Nutrient Face Mist di True Botanicals per rinfrescarmi durante il viaggio e il loro Rose Lip Balm, perché soffro spesso di labbra secche.
C’è un luogo in cui ti sei sentita particolarmente accolta anche dal punto di vista dell’accessibilità?
Mi piace molto la frase di Gertrude Stein: “L’America è il mio Paese e Parigi è la mia città.” Io mi sento allo stesso modo: “La Svizzera è il mio Paese e Parigi è la mia città.” Ho vissuto a Parigi e ci torno regolarmente; ogni volta che ci vado mi sento a casa. Non è certamente la città più accessibile dal punto di vista della disabilità, ma le persone sono generalmente molto gentili e disponibili. Soggiorno sempre all’Hôtel d’Orsay, sulla Rive Gauche, e mi assegnano sempre una camera accanto all’ascensore, così non devo fare le scale. Di recente sono rimasta piacevolmente sorpresa anche al museo Jeu de Paume, dove sono andata a vedere la mostra di Martin Parr. C’era una lunghissima fila per entrare, ma quando ho chiesto se fosse previsto un ingresso dedicato alle persone con disabilità mi hanno fatto entrare subito. Inoltre, l’ingresso era gratuito sia per me sia per mia madre!
Quali sono le barriere, anche culturali, più importanti da abbattere?
Credo che la prima barriera culturale da superare sia lo stereotipo secondo cui le persone con disabilità restano a casa e non abbiano voglia di uscire o di viaggiare. Esiste anche il pregiudizio che abbiano poca possibilità di spesa. Per questo motivo molte città, hotel e luoghi pubblici non investono abbastanza nell’accessibilità, basandosi su presupposti completamente sbagliati. Le persone con disabilità amano viaggiare e vivere la città come tutti gli altri. Inoltre, la cosiddetta “Purple Economy” rappresenta un potere d’acquisto di circa 18 miliardi di dollari all’anno: un segmento di consumatori enorme che molte aziende continuano a ignorare.
Noti dei cambiamenti significativi negli ultimi anni in questo senso?
Sì, il cambiamento è in corso, anche se lentamente. I musei, per esempio, stanno diventando sempre più inclusivi, sia offrendo l’ingresso gratuito anche all’accompagnatore di una persona con disabilità, sia sviluppando modalità più accessibili per fruire delle opere. Di recente ho letto anche della catena alberghiera Ilunion Hotels, considerata tra le più inclusive e accessibili al mondo. Le strutture dispongono di spazi ampi, un’illuminazione studiata, contrasti cromatici elevati, segnaletica in Braille e caratteri grandi su tutte le superfici, oltre a molti altri accorgimenti. Esistono poi applicazioni molto utili come Sociability, sviluppata nel Regno Unito, che aiuta a trovare luoghi accessibili, ad esempio ristoranti adatti alle persone in sedia a rotelle o bar ben illuminati.


