Silvia Bisconti: la vita, i viaggi, il culto per la bellezza «gentile»
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«La nuova bellezza è gentilezza d’animo e di gesti. Un’armonia classica dove l’estetica trova sostanza nella grazia». La sua vita è stata tutta spesa nel dare verità a queste parole. Fino a domenica 10 marzo, quando Silvia Bisconti, stilista e anima del brand Raptus&Rose ci ha lasciato, sfilandosi dalle nostre vite quasi in punta di piedi.
I suoi ultimi messaggi sono cuori, parole di speranza, riflessioni pacate e onde di amore ed empatia. Nonostante tutto. Continuava ad avere il dono di rendere speciale ogni cosa. Persino quella malattia ingrata, ingiusta. Che tuttavia – come a volte ripeteva – «mi ha anche spalancato porte di meraviglia».
Se la sua scomparsa, avvenuta domenica in un marzo di pioggia e di vento, ha saputo riunire migliaia di persone in un abbraccio così forte, in un dolore così vero, in una tristezza così profonda, è perché la sua vita è stata un’immensa rincorsa verso la bellezza, nelle sue forme più democratiche e inclusive.
Diplomata all’Istituto Marangoni di Milano, poi costumista teatrale in grandi produzioni italiane (tra gli ultimi spettacoli, Cyrano de Bergerac per i 100 anni del teatro Eliseo a Roma), Silvia Bisconti è stata per un decennio braccio destro di Romeo Gigli. Dal 1999, per tredici anni, è stata direttrice creativa di Maliparmi, a Padova, diventando poi, tra il 2012 e il 2014, personal designer per una sceicca degli Emirati Arabi.
Nel 2010 ha fondato Raptus&Rose, azienda che ha la sua sede nell’Atelier sul fiume, a Belluno, dove un’antica tipografia lungo il Piave è diventata il cuore pulsante della sua moda fondata sull’idea di abiti su misura e pezzi unici prevalentemente cuciti a mano con un’altissima qualità sartoriale. I suoi capi diventano icone: intorno al racconto di Raptus si crea una community coesa, fatta di un filo rosso speciale. Diversi personaggi famosi vestono Raptus: da Estetista Cinica a Luciana Littizzetto da Nancy Brilli a Selvaggia Lucarelli. Da Matilde D’Errico a Stefania Auci.

