Si può ancora viaggiare low-cost?
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È arrivato, davvero, il momento di prendere il toro per le corna e affrontare – senza sconti, è proprio il caso di dirlo – la questione dei viaggi low-cost. La domanda che negli ultimi tempi frulla in testa a tanti è: saremo ancora in grado di viaggiare spendendo poco? Si tratta di un dubbio più che fondato, legittimato dalla constatazione oggettiva che i prezzi di hotel, voli e ristoranti – le tre voci di spesa più importanti di un viaggio – sono diventati decisamente esosi. Insomma: nel 2024 è ancora possibile parlare di viaggi economici o si sta definitivamente chiudendo un’era che ha permesso a decine di milioni di persone con budget misurati di scoprire nuove porzioni di mondo? Andiamo per ordine, cercando di capire cosa sta succedendo.
I prezzi dei voli
Qualche tempo fa Leonard Berberi, giornalista del Corriere della Sera esperto di aviazione, ha spiegato in un intervento andato in onda su Omnibus di LA7 che l’aumento dei prezzi dei voli – nonostante alcune compagnie continuino a sostenere il contrario – non è più imputabile all’incremento del costo dei carburanti. Dopo aver analizzato la questione con l’utilizzo di sofisticate banche dati, Berberi è arrivato alla conclusione che l’innalzamento dei prezzi dei biglietti aerei sia stato innescato da tre fattori: il maggiore desiderio di volare dopo lo stallo imposto dalla pandemia; la minore disponibilità di posti, dettata dal fatto che non siamo ancora tornati ai livelli di uso di aerei pre-Covid; la mancata consegna di numerosi velivoli da parte di Boeing e Airbus, anche per problemi legati alla produzione di motori.
Jevgenij Kulikov
Oltre che da elementi esterni, questa dinamica è stata determinata anche da quelle che gli economisti chiamano variabile endogene, ovvero interne alle compagnie: stiamo parlando della nuova consapevolezza da parte di molti vettori – persino vettori low-cost – che si possono realizzare più utili vendendo meno posti a prezzi maggiori. Questo clamoroso cambio di strategia si sta traducendo in una minore disponibilità di posti sulle piattaforme di vendita (le cosiddette OTA: Booking, Kiwi, etc) con conseguente innalzamento dei prezzi dei biglietti.
Prendiamo come pietra di paragone Ryanair, la regina delle low-cost. Le scelte della compagnia fondata da Michael O’Leary sono come le rose messe davanti ai vigneti: annunciano il bello e il cattivo tempo del settore. Negli ultimi anni Ryanair ha messo in atto almeno tre scelte di peso. La prima: la parziale ridiscussione del proprio business, con O’Leary che, nel 2022, ha affermato: «I voli Ryanair sono troppo economici». La seconda: l’esclusione del bagaglio a mano dalla tariffa base. Se in passato si pagava solo la sistemazione in stiva, ora si paga anche il bagaglio da cappelliera (la Commissione Europea, però, non è contenta di questa scelta), con la conseguenza che i clienti, pur di spendere meno, sono disposti a viaggiare solo con un piccolo zaino da infilare sotto il sedile. Lato compagnia, questo significa aerei più leggeri e con meno bagagli a bordo, quindi meno carburante e risparmio sui costi di handling degli aeroporti. Lato passeggero cambia qualcosa? Sì, ma non in positivo: di questi tempi i biglietti Ryanair costano in media dai 20 ai 30 euro in più rispetto al periodo pre-pandemia, nonostante il piccolo risparmio – questa è la terza scelta chiave compiuta dal vettore irlandese – generato dal fatto che la prenotazione, a seguito di una rottura pare definitiva tra Ryanair e le OTA, sia oggi possibile solo sul sito web della compagnia.
I prezzi degli hotel
La situazione degli hotel in Italia è per molti versi problematica. In sintesi: i prezzi salgono, e contemporaneamente il sistema di riconoscimento e gestione delle stelle è sempre più difficoltoso: un mix tra vecchie leggi e diversi standard delle singole regioni fa sì che i controlli da parte degli enti deputati non siano rigorosi o non ci siano affatto. Il risultato è che le stelle – di solito, tra l’altro, autoassegnate dagli hotel – spesso non rispecchino il livello reale del prodotto e del servizio. Facciamo questo lavoro da tanti anni: mai abbiamo constatato di persona un calo così vistoso nella qualità di tanti, tantissimi hotel italiani, come quei 5 stelle che vivono nel ricordo degli anni d’oro o quei quattro stelle con stanze vecchiotte e pulite male vendute a caro prezzo.

