Per un brindisi speciale, champagne-capolavoro che fanno viaggiare nel temp…
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Da anni ormai le grandi maison dello champagne hanno imboccato la via della lentezza, che come un fil rouge lega stili e filosofie di produzione anche molto diversi fra loro. Un tempo lungo che è quello della permanenza sui lieviti, ma anche quello impiegato per creare collaborazioni con artisti che reinterpretino l’essenza di uno champagne. Quello, infine, che serve per l’assemblaggio sapiente di decine, a volte centinaia, di vini conservati in cantina, nel buio e nel silenzio di cave scavate nel gesso, e rende unici gli champagne che impreziosiscono le feste. Come in una grande orchestra, ogni anno Krug Grande Cuvée sceglie i suoi musicisti, i vini, per ricreare un’inconfondibile melodia. Per l’edizione 171, la chef de cave Julie Cavil ne ha uniti 131 – in buona parte Pinot Noir e Chardonnay –, di 12 annate differenti, la più recente è la 2015, la più vecchia la Duemila.
È chiaro qui come il fattore tempo sia un ingrediente fondamentale della creazione; quello passato in cantina, oltre sette anni, e quello dedicato agli assaggi di un archivio sterminato, per trovare i vini che suonano meglio insieme. Suonano: perché questa cuvée complessa, sfaccettata, elegante, è accompagnata ogni anno da una melodia scritta appositamente, da ascoltare mentre si degusta. Nel calice, quest’anno l’orchestra è di fiori in boccio, frutta secca, marzapane, agrumi e prosegue con note di pasta di mandorla, mela cotogna e limoncello. Il concetto di tempo torna nella Collection Impériale Moët & Chandon, la cuvée immaginata dallo chef de cave Benoît Gouez per il 280esimo anniversario della maison e che nel 2043 arriverà, con un’uscita ogni due anni, al compleanno numero 300. Parliamo di un brut nature stratificato e complesso, un assemblaggio di sette annate straordinarie unite in maniera armoniosa.
La complessità di Collection Impériale Création No. 1 si apprezza già al naso, con note minerali accompagnate da uva bianca e agrumi canditi. Maturo e generoso al palato, con un’effervescenza cremosa e delicata e un finale di liquirizia e fumé. La cuvée segna anche la collaborazione di Moët & Chandon con l’artista americano Daniel Arsham che, ispirandosi alla magnifica sede della maison, lo Château de Saran, ha creato una monumentale scultura utilizzando una resina bianca fusa che evoca sia i suoli gessosi delle vigne che, attraverso sottili tracce di erosione, il passare del tempo. Oltre alla scultura, Arsham ha progettato anche 85 bottiglie in edizione limitata, veri pezzi da collezione anche dopo aver assaporato lo champagne. La contaminazione fra champagne e arte è, da sempre, una peculiarità di Perrier-Jouët. Così la tavola fiorisce con le due limited edition per Perrier-Jouët Blanc de Blancs e Belle Epoque 2015.
Bottiglie meravigliose che svelano un tripudio di fiori e natura e anticipano le sensazioni gustative: petali bianchi, corolle in boccio, agrumi delicati su un fondo sapido e minerale. Dom Pérignon non è l’unica maison a giocare con il tempo, ma sicuramente una delle prime ad aver dilatato quasi all’infinito gli affinamenti, facendone la sua cifra stilistica. Qui l’impegno dello chef de cave Vincent Chaperon non è il blend perfetto tra le annate ma, al contrario, testimoniare la vendemmia di una singola annata, nella filosofia “vintage only”, solo millesimati. Il principio guida di quest’anno era “Dalla materia alla luce”, dedicato a tutti quelli che trasformano i raw materials in creazioni. E di materia ce n’è molta nel Dom Pérignon Rosé Vintage 2009, che trasforma lentamente Pinot Noir e Chardonnay con un affinamento in cantina durato quasi 12 anni.
Il frutto – la materia, appunto – domina: al primo sorso sembra di mordere un acino appena colto. Corposo e avvolgente, offre un bouquet aromatico di lampone e ciliegia con note scure di cassis e fico, su un fondo di pan di zenzero e liquirizia. Il finale torna fresco, grazie all’eleganza minerale e sapida dello Chardonnay. Dal 1985, anno della sua nascita, Rare Champagne ha etichettato solo tredici annate. Ancora meno, solo quattro, per il Rare Rosé Millésime. Basterebbe questo per comprendere il valore dell’attesa e della selezione dell’annata, che diventa qualità eccellente tra le mani dello chef de cave Émilien Boutillat, Sparkling Winemaker of the Year 2023. Inconfondibile grazie alla bottiglia gioiello che cattura la luce e gli sguardi, il Rare Millésime 2013, nel gioco della maison di abbinare un aggettivo a ogni uscita, è definito “ammaliante”.

