Mobilità sostenibile, Giovannini (ASviS): «Cambiar motore all’auto non basta»
Affidabile. Sicuro. Dal 2012. Scambia Crypto Iscriviti per ottenere uno sconto sulle commissioni di trading!
L’Europa non ci concede flessibilità di bilancio per sovvenzionare i carburanti fossili, ma per accelerare su transizione energetica e mobilità sostenibile: ne è convinto Enrico Giovannini, economista, già due volte ministro (da ultimo alle Infrastrutture e alla Mobilità sostenibili), presidente dell’Istat dal 2009 al 2013, e oggi direttore scientifico dell’ASviS. In un’intervista a Vaielettrico invita infatti a guardare oltre il dibattito ideologico sull’auto elettrica. «Provare a rallentare tutto questo è veramente insensato», afferma, spiegando che il vero obiettivo non è cambiare motore alle automobili, ma ripensare il modo in cui ci muoviamo e le città in cui viviamo.
La flessibilità europea guarda alle rinnovabili
Secondo Enrico Giovannini, la deroga concessa dall’Unione Europea sui conti pubblici non rappresenta uno spazio per sostenere i combustibili fossili, ma un’opportunità per recuperare il ritardo italiano nella transizione energetica.
«La Commissione europea ci dice: eliminate gradualmente i sussidi dannosi all’ambiente e trasformateli in sussidi favorevoli all’ambiente», sottolinea l’ex ministro. Continuare a sostenere benzina e gasolio significherebbe aumentare dipendenza energetica, costi per famiglie e imprese e perdere competitività.

Auto elettrica, gli errori dell’industria
Per Giovannini la scelta europea di fissare il 2035 come termine per la vendita delle auto con motore termico era razionale e condivisa dagli stessi costruttori. A quel tempo Giovannini prese parte alla fase preparatoria, in qualità di ministro del governo Draghi.
Il problema, commenta oggi, sarebbe arrivato dopo, quando molte aziende hanno puntato soprattutto sui modelli premium, trascurando il segmento delle utilitarie. «Molti produttori hanno pensato che il loro competitor fosse Tesla e si sono dimenticati il segmento piccolo e medio piccolo», osserva.
Nel frattempo molti consumatori hanno preferito attendere batterie più evolute e prezzi più accessibili. Oggi, con l’arrivo di elettriche compatte, il mercato mostra segnali di crescita: «La gente non è stupida, il costo è radicalmente minore anche nel ciclo di vita».
Più tecnologie, ma con una direzione chiara
L’ex ministro distingue poi tra neutralità tecnologica e molteplicità tecnologica. «Non ho mai apprezzato la parola neutralità tecnologica, mentre apprezzo molteplicità tecnologica», spiega. L’elettrificazione deve riguardare tutto ciò che può esserlo, mentre biocarburanti e idrogeno trovano spazio nei comparti più difficili da decarbonizzare, come aviazione, navigazione e parte del trasporto pesante.
Quell’ italiano killer del Green Deal: regalerà il futuro elettrico dell’auto alla Cina
Pensare invece di alimentare con biocarburanti l’intero parco auto sarebbe poco realistico, sia per disponibilità sia per costi.
Il futuro è la mobilità, non solo l’automobile
Uno dei concetti centrali dell’intervista riguarda la differenza tra trasporto e mobilità, principio che Giovannini volle introdurre anche nel nome del ministero durante il governo Draghi.
«Il trasporto è un mezzo, la mobilità è il risultato finale», spiega. Per questo la vera sfida consiste nel progettare città dove si possa vivere meglio, con più trasporto pubblico, percorsi ciclabili e pedonali e servizi facilmente raggiungibili.
Anche una città composta esclusivamente da auto elettriche continuerebbe infatti a soffrire di traffico e congestione. «Se tutte le auto diventassero non inquinanti respirerei meglio, ma continuerei a passare due ore al giorno in macchina».
Cambiare le abitudini sarà la sfida decisiva
La transizione è anche un cambiamento culturale. Passare all’elettrico significa modificare comportamenti consolidati, dal modo di fare rifornimento fino all’utilizzo quotidiano del veicolo.
Giovannini ricorda un esempio significativo: «Normalmente ricarichiamo il cellulare quando non lo usiamo. L’automobile invece la riforniamo quando vediamo l’indicatore andare verso la riserva». Un cambio di mentalità che va accompagnato con informazione ed educazione.
Secondo l’ex ministro, anche le nuove generazioni stanno già cambiando paradigma: sempre più giovani rinunciano alla patente e vedono l’auto come un servizio più che come un bene da possedere.
Fiscalità e qualità della vita
Per accelerare la trasformazione serve anche una fiscalità orientata alla mobilità sostenibile e non semplicemente all’acquisto di automobili.
L’obiettivo è migliorare l’accessibilità, ridurre l’inquinamento e aumentare il benessere delle persone. Un tema che riguarda anche la salute pubblica: «Abbiamo 70.000 morti all’anno legati all’inquinamento in Italia. Abbattere drasticamente le emissioni dei trasporti non ha nulla di ideologico, ma significa prendersi cura dei nostri concittadini».
L’Europa si spacca: sette Paesi difendono i target CO2 per le auto
Una visione che guarda oltre il semplice ricambio del parco auto e punta a una mobilità integrata, digitale e più efficiente, capace di migliorare davvero la qualità della vita nelle città italiane.
- LEGGI anche: “La palla al piede dell’auto elettrica? Il fisco su ricarica e flotte aziendali” e guarda il VIDEO



