Entro il 2060 più umanoidi che automobili
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Gli umanoidi si preparano a entrare nelle aziende e nelle abitazioni, mentre Europa, Stati Uniti e Cina si contendono la leadership del mercato
di Aniello Fasano
L’intelligenza artificiale si prepara a compiere il salto più importante della sua storia: lasciare il mondo digitale per entrare in quello fisico. Dopo aver rivoluzionato software, ricerca online e produttività, la nuova frontiera dell’IA avrà gambe, braccia e sembianze umane. I robot umanoidi sono destinati a diventare la prossima piattaforma tecnologica globale, con applicazioni che spaziano dall’industria alla logistica, fino all’assistenza domestica e sanitaria.
Le stime elaborate da Bank of America delineano uno scenario destinato a cambiare il volto dell’economia mondiale: entro il 2060 potrebbero essere operativi oltre 3 miliardi di robot umanoidi, un numero superiore al doppio delle automobili oggi in circolazione. La spinta non arriverà soltanto dai progressi dell’intelligenza artificiale generativa, ma soprattutto dalla crescente carenza di manodopera provocata dall’invecchiamento della popolazione, dalla difficoltà di reperire lavoratori qualificati e dall’aumento dei costi del lavoro.
La diffusione seguirà un percorso preciso. La prima ondata interesserà fabbriche, magazzini e impianti produttivi, dove gli umanoidi svolgeranno attività ripetitive, pesanti o pericolose nei comparti della manifattura, dell’automotive e della logistica. Successivamente la tecnologia entrerà nelle abitazioni, trasformando il robot in un assistente personale capace di svolgere faccende domestiche, assistere gli anziani e supportare le persone fragili. Secondo le previsioni, quasi due terzi degli umanoidi attivi nel 2060 saranno impiegati all’interno delle case.
Anche i consumatori sembrano iniziare a guardare con interesse questa prospettiva, infatti una ricerca di Mastercard evidenzia come oltre tre italiani su dieci si dichiarino già disponibili ad acquistare un robot domestico dotato di IA, mentre oltre il 40% valuta positivamente questa possibilità a condizione che migliorino prezzo, affidabilità e funzionalità.
A rendere credibile questa rivoluzione è soprattutto il rapido calo dei costi, il costo industriale di un robot umanoide prodotto in Cina passerà da circa 35 mila dollari a meno di 17 mila entro il 2030, aprendo la strada a una diffusione su larga scala. Parallelamente cresce la fiducia degli investitori: Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le prospettive del settore, stimando un mercato globale da 38 miliardi di dollari entro il 2035, oltre sei volte superiore alle precedenti previsioni.
La competizione internazionale è già iniziata. Tesla accelera sul progetto Optimus, Boston Dynamics continua lo sviluppo di Atlas, mentre i produttori cinesi, guidati da Unitree, stanno aumentando rapidamente capacità produttiva e competitività. Un ruolo centrale è assunto anche da Nvidia, che punta a diventare il punto di riferimento per hardware e software della cosiddetta “Physical AI”.
Ma la partita non riguarda soltanto Stati Uniti e Cina. Anche l’Europa prova a ritagliarsi uno spazio strategico. A dimostrarlo è il maxi finanziamento fino a 1,4 miliardi di dollari raccolto dalla tedesca NEURA Robotics, una delle maggiori operazioni mai realizzate nel settore della robotica cognitiva. Le risorse serviranno ad accelerare la produzione industriale di robot cognitivi e a sviluppare la piattaforma europea di “Physical AI”, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a milioni di unità prodotte entro il 2030.
La corsa agli umanoidi è dunque entrata nella sua fase decisiva e se finora l’intelligenza artificiale ha trasformato il modo in cui lavoriamo davanti a uno schermo, il prossimo decennio potrebbe cambiare il modo in cui conviviamo con le macchine. E la vera sfida non sarà più costruire robot intelligenti, ma integrarli in una società pronta ad accoglierli.


