Carta d’imbarco addio: dall’Europa agli Usa, ecco come voleremo mostrando i…
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Se ne parla da tempo immemore – qui un esperimento di Klm del 2017 – ora ci stiamo arrivando. A cosa? A far davvero fuori la carta d’imbarco e i documenti d’identità, per quanto digitalizzati o memorizzati nello smartphone o nello smart watch, e a salire in aereo usando il nostro volto come lasciapassare. Diverse iniziative negli aeroporti di tutto il mondo e per opera di alcune compagnie aeree stanno rendendo quella prospettiva, di cui Sita mette da anni le fondamenta, sempre più famigliare. Secondo l’Air Transport IT Insights 2023 pubblicato proprio dalla società che sviluppa soluzioni tecnologiche per vettori e scali aeroportuali, il 70% delle aerolinee globali impiegherà un qualche tipo di identificazione biometrica entro il 2026 e il 90% degli aeroporti sta investendo in tecnologie di questo genere. Che velocizzano gli imbarchi e rendono più fluida l’intera esperienza dalla soglia dello scalo all’imbarco nell’aeromobile. Ma sollevano perplessità su controlli, riservatezza e tracciamento di aziende private e governi.
States, Delta lancia lo sprint
Alcuni esempi li ha raccolti di recente il New York Times. Delta Air Lines ha lanciato un programma, rivolto per ora a viaggiatori selezionati, insieme alla Transportation Security Administration statunitense all’aeroporto La Guardia di New York, per i controlli di sicurezza e imbarco attraverso il riconoscimento del volto. Il Times spiega che secondo gli esperti il 2024 potrebbe essere l’anno della svolta, in questo senso. Grazie a tecnologie che verranno declinate nei modi più diversi: forse l’esperienza della passeggiata senza alcuna interruzione dal marciapiede alla porta dell’aereo non sarà così diffusa ma in Europa e in Asia si stanno diffondendo gate d’imbarco abilitati, sistemi per i bagagli e chioschi self-service per le formalità d’immigrazione. Soluzioni ancora più snelle del ben noto programma TSA PreCheck statunitense che pure verrà ampliato a oltre 400 scali in tutti gli Usa, con l’aggiunta del riconoscimento facciale.
Come sempre in questi ambiti, alla maggiore rapidità e all’innalzamento dei livelli di sicurezza in luoghi estremamente sensibili come gli scali corrispondono dubbi e rischi in termini di privacy o più in generale in chiave etica. Molti esperti del tema si domandano per esempio in che modo questi sistemi, sempre più supportati da algoritmi di intelligenza artificiale a loro volta forniti da aziende private, verranno addestrati e valutati? Oppure se rifiutarsi di farsi riconoscere in quel modo costerà un’attenzione aggiuntiva per i viaggiatori “analogici”. O ancora se i documenti sono un po’ datati e i sistemi non riusciranno a collegare l’aspetto attuale con quello di cinque anni prima. Eppure, secondo Melissa Conley, executive director TSA per le tecnologie, queste soluzioni sono migliori degli esseri umani nel confrontare e controllare rapidamente e accuratamente volti e lineamenti: “Le persone non sono brave ad abbinare i volti. È noto – ha spiegato Conley al NY Times – e le macchine non si stancano”. Sempre secondo Sita il 97% delle compagnie aeree e l’82% degli aeroporti investirà nell’intelligenza artificiale entro il 2026.
Delta vuole andare ancora oltre. Il suo Digital ID si integra infatti proprio al programma PreCheck della TSA e consente ai passeggeri di adoperare il proprio volto per imbarcarsi in aereo anziché mostrare la carta d’imbarco. Stessa cosa per lasciare il bagaglio da spedire ai banchi del check-in. Tutto questo per ora al La Guardia, come detto, e in altri quattro scali: tra questi, il più grande newyorkese, il JFK, e anche all’Hartsfield-Jackson di Atlanta. Lasciare un trolley da spedire “costa” in questo modo appena 30 secondi mentre i passaggi di sicurezza si riducono a 10 secondi. Anche altre compagnie hanno pensato di cavalcare il programma governativo per integrare le proprie soluzioni: lo fa American Airlines al Reagan di Washington per i controlli di sicurezza o a Dallas-Fort Worth per accedere alla propria lounge. United invece consente ai passeggeri PreCheck di sfruttare il volto per lasciare i bagagli allo scalo O’Hare di Chicago e presto anche a Los Angeles. Non basta: Alaska Airlines investirà 2,5 miliardi di dollari in tre anni per aggiornare i propri dispositivi di consegna dei bagagli in diversi scali, da Anchorage a San Francisco, e rendere più rapido l’intero processo.
Tecnologia familiare, ma resta la questione privacy
Il fatto è che secondo diversi manager ormai le persone, fra smartphone e altre esperienze quotidiane, sono abituate a questa tecnologia. Non la percepiscono più come invasiva e sono disponibili a servirsene facilmente anche in aeroporto. Alla domanda se fossero a proprio agio a usare il riconoscimento biometrico durante il viaggio, inclusa nell’ultimo Passenger Report di Sita, i passeggeri hanno dato un voto medio di 7,36 su 10 (dove 10 rappresenta il massimo del comfort), in aumento rispetto al 7,26 del 2022, a testimonianza del crescente desiderio di un’esperienza aeroportuale fluida facilitata da questa tecnologia. C’è poi un ulteriore interesse a completare alcuni controlli prima dell’arrivo in aeroporto per massimizzare ulteriormente l’efficienza, con quasi un quinto dei viaggiatori che indica i “controlli automatizzati prima dell’aeroporto per garantire che i documenti siano sufficienti a superare i controlli di frontiera” come un potenziale miglioramento del processo di prenotazione.
Da un altro punto di vista, lo sanno bene i viaggiatori in arrivo e in partenza da e per gli Stati Uniti, e non solo, dove il riconoscimento facciale è ormai un passaggio obbligato d’ingresso nel paese da vent’anni, eredità degli attentati dell’11 settembre quando il congresso stabilì la costruzione di un vasto sistema di identificazione biometrica di qualsiasi straniero mettesse piede nel paese (ma anche degli statunitensi, che tuttavia possono scegliere di mostrare la carta d’identità), coordinato e gestito dal Customs and Border Protection agency. Lo scorso hanno quel cervellone ha scansionato 113 milioni di facce e per le partenze non è ancora disponibile in tutti gli scali. I problemi di privacy sono enormi: se, infatti, le foto dei cittadini sono memorizzate per sole 12 ore, quelle degli stranieri potranno essere memorizzate fino a 75 anni.
Tornando al lato imbarchi smart, il fiore all’occhiello globale è senz’altro lo scalo internazionale di Miami, dove 74 dei 134 gate sono equipaggiati con tecnologie di riconoscimento biometrico installate grazie alla partnership con Sita. Il resto dei varchi verrà attrezzato entro l’anno. Fra l’altro, la scorsa estate proprio Sita aveva annunciato un accordo di co-innovazione con Indicio, leader nella tecnologia open-source per i dati verificabili e negli ecosistemi digitali affidabili, proprio per accelerare lo sviluppo e la diffusione delle identità digitali per i viaggi.
In Europa Vueling all’avanguardia
Non solo Stati Uniti: anche in Europa ci sono compagnie che si stanno muovendo in questo senso più rapidamente delle altre. Vueling, parte del gruppo IAG, ha per esempio implementato il riconoscimento facciale volontario negli aeroporti Josep Tarradellas Barcellona-El Prat, Adolfo Suárez Madrid-Barajas, Palma di Maiorca, Minorca e Ibiza in una prima fase, iniziata lo scorso novembre. Nelle prossime settimane il servizio verrà incorporato anche negli aeroporti di Tenerife Nord e Gran Canaria. Il vettore low-cost iberico è stato il primo a offrire in Spagna il sistema di riconoscimento facciale integrato nella propria applicazione, sistema basato sulla tecnologia di identificazione attraverso il riconoscimento delle caratteristiche fisiche e non trasferibili delle persone. Non è un caso che Vueling possieda il più grande hub di innovazione del settore in Spagna. La nuova soluzione è stata implementata dopo aver superato un test pilota, un progetto di collaborazione iniziato due anni fa sulla rotta Barcellona-Málaga.
Il sistema di riconoscimento facciale, pioniere in Europa, consente ai passeggeri dei voli Vueling di completare l’intero viaggio, dai controlli di sicurezza all’imbarco in aereo, senza bisogno di mostrare documenti o carta d’imbarco. “Questo velocizza il processo e aumenta la sicurezza dal momento in cui il viaggiatore si registra – online tramite l’applicazione al momento del check-in o ai chioschi aeroportuali – fino al momento della partenza del volo” spiegano dal vettore di Barcellona. In questa prima fase i dati biometrici saranno disponibili nei filtri di sicurezza e in una serie di gate d’imbarco selezionati con voli verso destinazioni nazionali e internazionali soggetti a disponibilità. Bisognerà registrarsi una sola volta: per i voli successivi basterà attivare il riconoscimento facciale dopo aver effettuato il check-in nella sezione “Gestisci la tua prenotazione”. “Questa tecnologia migliora chiaramente l’esperienza in aeroporto, rendendo le procedure da seguire molto più semplici, facili e veloci e, quindi, aiutando i viaggiatori a guadagnare in tempo e comodità quando prendono un aereo” ha spiegato Rodolfo Moreira, direttore Customer Experience di Vueling.
I progressi tra Singapore e Cina
Insomma, l’intera esperienza di viaggio aereo sembra destinata a cucirsi intorno alle nostre facce: dall’eventuale consegna del bagaglio all’imbarco fino all’ingresso nelle lounge prima del decollo o all’acquisto nei negozi degli aeroporti, per vederci addebitato quanto acquistato in modo automatico, un po’ come accade nei supermercati fai-da-te in cui l’IA traccia ogni oggetto che infiliamo nel cestino o in tasca. In certi posti del mondo questo scenario è già realtà: al meraviglioso Changi di Singapore, per esempio, il progetto è quello di eliminare il controllo passaporti per le partenze entro la fine dell’anno. E tutti i passeggeri potranno qualificarsi per questa esperienza più rapida, a prescindere dalla nazionalità. Ma rimanendo sempre in Europa, a Francoforte i passeggeri possono ora impiegare il proprio volto fino all’imbarco, grazie a nuove tecnologie di scansione biometrica nei suoi due terminal e che saranno messe a disposizione di tutte le compagnie, che poi ne gestiranno attraverso i propri canali l’iter di registrazione per ogni passeggero. In Cina 74 aeroporti, quasi il 90% di quelli che operano voli internazionali, sono già attrezzati e il volto è già un’opzione disponibile allo scalo di Pechino, dove con il riconoscimento facciale ci si compra anche il profumo al duty free. Per assurdo negli Stati Uniti, che pure sono fra i più attivi fermandosi ai progetti promossi dai vettori, solo il 36% degli scali ha un qualche tipo di tecnologia simile.
Eppure “le tecnologie di riconoscimento facciale potrebbero costituire la base per una diffusa e massiccia rete di sorveglianza e tracciamento governativo” spiega Cody Venzke, senior policy counsel per privacy e tecnologia all’American Civil Liberties Union. “Questa tecnologia potrebbe essere utilizzata per tracciarci automaticamente e di nascosto, da un posto all’altro, durante la tua giornata, e creare un mosaico davvero dettagliato su tutto ciò che riguarda la nostra vita”. Negli Stati Uniti c’è anche una proposta di legge sul tema che rallenterebbe notevolmente lo scenario finora dipinto, delegando ad atti del Congresso (e non alla TSA) un’eventuale ripresa dei programmi di riconoscimento biometrico.

