Borgo Egnazia nelle recensioni dei clienti: dai Viaggi da Fermo del Venerdì…
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Il vero lusso, si sa, non ama l’ostentazione: e così Google Street View testimonia che ad annunciare dalla strada Borgo Egnazia, il resort superesclusivo che da ieri accoglie i grandi del mondo invitati da Giorgia Meloni, c’è solo uno scarno cartello che indica un cancello inesorabilmente chiuso. Naturalmente giornali e tv hanno fatto a gara a raccontare i dietro le quinte di questa oasi vacanziera pugliese, già frequentata da Madonna, George Clooney, miliardari indiani con elefanti al seguito e, prima della guerra, oligarchi russi: qui il reportage di Giuliano Foschini alla vigilia del G7 (anche in video), qui la rubrica della posta in cui Francesco Merlo discetta di falso e autenticità con un lettore che aveva definito Borgo Egnazia un “villaggio Potëmkin“, come quelli, perfetti ma di cartapesta, che il ministro russo faceva allestire quando la zarina Caterina decideva di esplorare il suo impero.
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Fino a sabato naturalmente il resort con tutto il circondario resterà più inaccessibile che mai, protetto da migliaia di militari e da contratti ferrei che impongono ai lavoratori di non dire mezza parola su quel che succede all’interno. La rete, però, ha di bello che permette di sbirciare anche nelle location più esclusive. Così su Google troviamo i link per prenotare una camera quando tutto sarà finito (mentre scrivo i prezzi partono da 1.190 euro per una doppia nella notte tra lunedì 18 e martedì 19). E soprattutto troviamo le recensioni degli ospiti: non (ancora) quelle di Joe Biden o di papa Francesco, ma quelle di tante persone che almeno per qualche ora hanno provato l’ebrezza di essere un po’ come loro. Ma siccome quando curiosiamo in rete siamo tendenzialmente brutta gente, ci sarà chi preferirà frugare tra i (pochi, in verità) commenti negativi. Scoprendo gustose storie di calici di rum pagati 165 euro o di discriminazioni tra i clienti a seconda del colore del braccialetto che indossano (e che dà accesso a buffet più o meno sontuosi). Tutta invidia di noi che restiamo dall’altra parte del cancello.
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