Dopo il Tagikistan anche il Kirghizistan sconsiglia i viaggi in Russia
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Il Kirghizistan sconsiglia ai propri cittadini di viaggiare in Russia. Lo si apprende da un’allerta diramata dal ministero degli Esteri di Bishkek, la seconda di un Paese centrasiatico dopo il Tagikistan. Questo dopo che le autorità russe hanno annunciato la custodia cautelare per una decina di persone, inclusi tagichi e kirghisi, in relazione all’attentato dello scorso 22 marzo alla sala concerti Crocus City Hall di Mosca, rivendicato dallo Stato islamico nel Khorasan (Is-K).
Da allora diversi media indipendenti hanno riferito di presunti maltrattamenti di cui sarebbero stati vittime immigrati centrasiatici in Russia. Lo scorso 29 aprile il ministero degli Esteri del Tagikistan ha convocato l’ambasciatore della Federazione Russa, Semjon Grigorijev, per consegnargli una nota di protesta contro quello che descrive come “l’ingiusto trattamento” subito dai suoi cittadini a Mosca. Lo ha fatto sapere lo stesso dicastero in una nota, esprimendo “seria preoccupazione” per i “frequenti casi” nei quali cittadini tagichi sono stati trattati dalle autorità russe “in maniera deliberatamente negativa”.
In un precedente comunicato, lo stesso ministero degli Esteri di Dushanbe aveva riferito di circa mille cittadini tagichi rimasti bloccati all’aeroporto Vnukovo di Mosca dallo scorso 27 aprile perché impossibilitati a entrare in territorio russo, “senza che siano state garantite loro le appropriate condizioni sanitarie”. La diplomazia tagica riferiva anche di 27 cittadini espulsi finora dalle autorità russe e altri 306 in attesa di analogo provvedimento. “Tali misure ristrettive sono state prese solo rispetto ai cittadini del Tagikistan”, aggiungeva il comunicato, sottolineando come altre “decine” di tagichi siano bloccati in altri aeroporti moscoviti. Si tratta di una rara controversia diplomatica tra due Paesi storicamente vicini sul piano politico, economico e militare.
Ex repubblica sovietica, il Tagikistan fa parte dell’Organizzazione per il trattato di sicurezza collettiva (Csto) e ospita una base militare russa nel suo territorio, la 201esima, proprio nella capitale Dushanbe. L’economia nazionale, inoltre, dipende pesantemente dalle rimesse dei cittadini emigrati in Russia, oltre un milione su una popolazione complessiva di poco più di 10 milioni di abitanti. Il ministero di Bishkek, da parte sua, ha affermato in un comunicato diramato oggi di non aver ricevuto informazioni riguardanti simili episodi, ma ha aggiunto che sta “monitorando l’attuale situazione in Russia e le sue conseguenze sullo status legale dei cittadini kirghisi”.
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