Stasera in tv ‘Che ci faccio qui’, tornano i viaggi e le inchieste di Domen…
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“Dopo due anni e mezzo riallaccio la trama del mio racconto del Sud, cominciato nel 2019, un racconto impietoso e straniante per capire dove è andato il Paese in questo tempo”. Il giornalista molisano Domenico Iannacone torna il 30 maggio su Rai 3 in prima serata con Che ci faccio qui. Una nuova serie in tre puntate, in cui l’autore ripercorre, a distanza di diversi anni, un viaggio nel profondo Sud del Paese. “L’idea era di tornare a distanza di tempo nei luoghi che avevo già attraversato – spiega all’Ansa – questo mi ha consentito di scattare foto dello stato dell’arte, verificare cosa è accaduto, capire se le storie sono andate avanti o sono rimaste irrisolte. Per me un lavoro sociologico, un reportage che ha a che fare con le dinamiche del Paese e ne esce una fotografia impietosa e straniante”.
Nella prima puntata Domenico Iannacone torna in Calabria, terra dai forti contrasti, per ritessere le fila dell’esistenza di chi si batte per la dignità umana. Bartolo Mercuri, piccolo commerciante di mobili della Piana di Gioia Tauro, che con la sua associazione Il Cenacolo non ha mai smesso di aiutare i migranti, porterà lo spettatore nella tendopoli di Rosarno. “E’ una terra martoriata dal problema dell’immigrazione ancora irrisolto – sottolinea il conduttore – perché le tendopoli sono diventate baraccopoli, il bracciantato è rimasto quello, la speculazione, la sofferenza è rimasta lì senza che nessuno abbia fatto nulla. Restano solo le dinamiche manipolate dalle tv, quando si fa talk show senza parlare di soluzioni al problema”.
La battaglia contro le cosche continua
Protagonista della prima puntata anche Antonino De Masi, che continua a combattere la sua battaglia contro le cosche, protetto dall’esercito che piantona giorno e notte la sua azienda nel porto di Gioia Tauro. Scortato da anni, insieme alla famiglia costretta a vivere al Nord in un luogo protetto, l’imprenditore calabrese sta pagando a caro prezzo la scelta di denunciare la ‘ndrangheta. Il viaggio prosegue a Mammola, ai piedi dell’Aspromonte, dove Nik Spatari, artista visionario, sordo, amico di Pablo Picasso e Le Corbusier, alla fine degli anni Sessanta fondò, dai ruderi di un vecchio monastero, il Musaba: un museo laboratorio d’arte contemporanea al cui interno è custodito “Il sogno di Giacobbe”, da molti definito la Cappella Sistina della Calabria.
“La Calabria è una terra che consente di vedere anche cose che si proiettano nel futuro – racconta Domenico Iannacone – è la schizofrenia del nostro Paese, che a volte ci amareggia e a volte ci stupisce. Ciò che sembra ancorato al passato improvvisamente si libera e ci proietta verso il futuro”. È il caso di Gianluigi Greco, un professore universitario che insegna informatica all’Unical di Cosenza ed è uno dei massimi esperti internazionali di intelligenza artificiale. Oggi quasi tutti i suoi allievi trovano lavoro presso una multinazionale giapponese che ha trasferito proprio in Calabria uno dei tre poli mondiali dell’IA. Tappa anche a Oppido Mamertina, tristemente nota per fatti di ‘ndrangheta. “Qui un prete ha deciso accogliere i malati di Aids che nessuno voleva – dice il giornalista – sono ospitate ancora 18 persone, mentre altre sono state sepolte lì perché ripudiate dalle famiglie. Nella terza puntata torno a Caivano, dove oggi ci sono grandi parate. Io invece vado nella stessa scuola che ho raccontato anni fa e con la preside ci spostiamo a Modena dovo i ragazzi di quell’istituto hanno trovato lavoro. Un modo per dimostrare che la scuola permette di salvarsi, al di là delle parate e degli eserciti”.
“In questi due anni di assenza ho cercato di mantenere in vita il mio modello di racconto a teatro – sottolinea il conduttore – ho pensato che il palco potesse darmi maggiore libertà di movimento. Poi ho avuto offerte per andare in altre tv, ma la mia casa è il servizio pubblico. Ho 62 anni, 20 anni passati a Rai3, e vorrei chiudere la mia carriera qui e non altrove”.

