Sinner, la “prima” dei Carota Boys in Alto Adige da tifosi di Jannik: tra u…
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La prima volta in Alto Adige dei Carota Boys. O quantomeno la prima da quando i sei ragazzi piemontesi sono diventati i sostenitori numero uno, di certo i più colorati, del nostro numero uno del tennis.
È accaduto in questa ultima settimana, in occasione del remoto torneo californiano di Indian Wells, dove il 22enne altoatesino ha raggiunto le semifinali, a chiusura di una striscia di successi che lo vedeva imbattuto dal novembre scorso. Reduci da innumerevoli viaggi, Australian Open inclusi, i giovani hanno seguito in diretta il Master 1000 nordamericano dall’area 3 Cime Dolomiti, in altre parole da Sesto Pusteria, il luogo natio del campione.
Uno dei territori più spettacolari della montagna italiana, che brilla non solo per l’offerta sciistica ed escursionistica di cui è naturalmente dotato, ma anhce per eventi museali e culturali come le settimane musicali dedicate a Gustav Mahler.
Un viaggio che, tra le dirette dei match del loro idolo ha consentito ai Carota Boys di conoscere alcune delle persone decisive nella formazione sportiva di Jannik e di praticare sci nei 110 km del comprensorio sciistico Tre Cime Dolomiti, in un’area che il miglior tennista italiano di sempre ha percorso innumerevoli volte a piedi e sugli sci.
Tra le tappe, la passeggiata di 4,5 km della Val Fiscalina, che da Moso conduce al Rifugio di Fondovalle – punto di partenza per le escursioni, prevalentemente estive, verso le Tre Cime di Lavaredo, dove i genitori di Jannik hanno lavorato per anni e dove la cucina, un tempo opera di Hanspeter Sinner, continua a esser curata secondo criteri di regionalità, sostenibilità e tradizione.
Tra sport e tappe gustose, i sei fan hano potuto conoscere in particolare due delle persone che hanno contibuito a forgiare dagli inizi l’attitudine, il carattere e non ultimi i valori del futuro campione. Hanno potuto infatti parlare, e giocare a tennis, con Andreas Schönegger, il suo primo istruttore di tennis, ma anche sciare con Elisabeth “Lee” Egarter, la maestra di sci che lo ha seguito fino all’età di 12 anni, quando, due volte vicecampione italiano della sua categoria anagrafica, Jannik sembrava destinato a seguire le orme di Thoeni e Tomba, piuttosto che di emulare le gesta di Pietrangeli e Panatta.

