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Los Angeles: itinerari nella città dei sogni

Los Angeles: itinerari nella città dei sogni

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marco29 53 minuti fa inViaggi e Turismo 0

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Nell’autunno in cui la Route 66 compie un secolo (il centenario cade a novembre), Los Angeles invita a fare esattamente il contrario: uscire dalla strada più battuta. La Hollywood Walk of Fame, gli Universal Studios e Venice Beach possono aspettare. Perché la metropoli californiana rivela un volto diverso appena si cambia prospettiva: nell’arte di Downtown, nei caffè di Silver Lake, tra i vigneti di Temecula o, sul Pacifico, lungo i sentieri di Santa Catalina.


Il centenario della Mother Road offre così qualcosa di più di una ricorrenza: diventa un buon pretesto per rimettere al centro il viaggio e le deviazioni. E per scoprire una Los Angeles che, mentre si prepara ai Giochi olimpici del 2028, non è soltanto la capitale mondiale dell’intrattenimento, ma una metropoli che sperimenta nel campo dell’arte, della gastronomia e della tutela della natura.

Tra le figure che negli ultimi decenni hanno contribuito alla vita culturale della città c’è Fredric M. Roberts. Nato a New York e losangelino d’adozione, per oltre trent’anni ha lavorato nell’investment banking, prima di ritirarsi dalla finanza nel 2000 e dedicarsi alla fotografia, affiancandola a workshop e ad attività benefiche.

Il suo impegno filantropico ha lasciato un segno anche sullo skyline di Downtown: alla fine degli anni Novanta fece parte di un piccolo comitato impegnato nella raccolta di una parte rilevante dei fondi per la Walt Disney Concert Hall, la sala progettata da Frank Gehry che oggi è uno dei simboli architettonici di Grand Avenue.

È inoltre founding chairman di The Music Center’s Spotlight, programma gratuito di borse di studio e formazione artistica destinato agli studenti delle scuole superiori della California meridionale. “Quel programma ha trasformato la vita di decine di migliaia di ragazzi”, dice Roberts con orgoglio mentre passeggia nel giardino di sempreverdi a lui dedicato, accanto alla Jerry Moss Plaza.

LEGGI ANCHE: L’America da scoprire: 15 luoghi imperdibili lungo il Pacifico tra Vancouver e San Diego

Muoversi a Los Angeles

Nemmeno il profondo legame di Roberts con Los Angeles ha potuto molto quando gli incendi del gennaio 2025, alimentati dai venti di Santa Ana, lo hanno costretto a evacuare la casa di Pacific Palisades, quartiere residenziale stretto tra le Santa Monica Mountains e l’oceano. Come moltissimi altri residenti, Roberts si è rifugiato temporaneamente in hotel prima di poter tornare a casa.

Gli incendi hanno rivelato il volto più drammatico delle fragilità californiane. Ma negli ultimi anni la città si trova a fronteggiare numerosi problemi. A Los Angeles basta percorrere le strade principali per imbattersi in migliaia di senzacasa. La Los Angeles Homeless Services Authority ne ha stimati oltre 45 mila nel 2026, circa 29 mila dei quali fuori dai rifugi.

Dietro questi numeri pesano soprattutto affitti molto alti, pochi alloggi accessibili e redditi che non tengono il passo: tra chi ha perso casa di recente, sei persone su dieci indicano le difficoltà economiche come causa principale. E la riduzione dei sussidi abitativi ha reso più difficile, per molti, lasciare la strada.

Nonostante tutto, il California Dream continua a esercitare un richiamo potente. Nell’immaginario globale, Los Angeles resta l’emblema di un patto simbolico tra generazioni arrivate qui immaginando la possibilità di una vita diversa. La vastità stessa della città sembra offrire continuamente nuovi spazi in cui reinventarsi.

Dall’altura del Griffith Observatory, con la Hollywood Sign sulle colline di fronte, Los Angeles appare come una nebulosa: attorno alla concentrazione di torri di Downtown si distende un’immensa trama di case, edifici bassi e quartieri. Da quassù è difficile catturarne i confini anche con un grandangolo. È lo sprawl, l’espansione urbana a bassa densità che qui trova una delle sue rappresentazioni più evidenti.

Muoversi in questa geografia richiede tempo. Non è un caso che per i losangelini arrivare in ritardo a un appuntamento sia considerato quasi scontato, conseguenza inevitabile della trafficatissima rete di highway e arterial road che collegano Downtown con gli altri quartieri e città della contea.

In alcuni casi, però, il pragmatismo yankee prende il sopravvento. Le politiche dei ristoranti sui ritardi nelle prenotazioni possono essere piuttosto rigide. Per evitare inconvenienti c’è una sola scelta: partire in netto anticipo.

Solo così si potrà arrivare rilassati per un brunch da Manuela, nell’Arts District, dove la cucina stagionale e farm-to-table trova spazio all’interno di Hauser & Wirth, grande galleria d’arte contemporanea ricavata in un ex mulino, tra cortili, opere e un giardino con erbe e ortaggi destinati al ristorante, o per una cena da Kendall’s Brasserie, locale di ispirazione francese con ingredienti californiani, prima di sedersi sulle poltrone della vicina Walt Disney Concert Hall per ascoltare la Los Angeles Philharmonic.

Gustavo Dudamel, dopo avere concluso nel 2026 i suoi 17 anni come Music & Artistic Director dell’orchestra ed essere passato alla guida della New York Philharmonic, mantiene un forte legame con Los Angeles e nella stagione 2026-27 tornerà sul podio per una serie di concerti.

Se si decide di uscire da Downtown e visitare le zone a ridosso del centro finanziario, considerate le distanze, conviene organizzare gli spostamenti per zone contigue. Una serata a Koreatown, uno dei maggiori poli della cultura coreana negli Stati Uniti e tra i quartieri più vivaci di Los Angeles, può per esempio ruotare intorno a un barbecue da Quarters, evitando di attraversare continuamente la città da un capo all’altro.

Silver Lake

L’atmosfera cambia a Silver Lake, distretto amato da chi cerca una Los Angeles meno turistica: caffè di ricerca, ristoranti di cucina vegetale, negozi e piccoli indirizzi creativi si susseguono lungo Sunset Boulevard. Qui si trova anche The Black Cat, oggi risto-bar nello stesso edificio che ospitava il Black Cat Tavern, luogo fondamentale nella storia dei diritti LGBTQ+ della città.

Nella notte tra il 31 dicembre 1966 e il 1° gennaio 1967, la polizia fece irruzione nel locale e arrestò diversi clienti. L’11 febbraio successivo, centinaia di persone manifestarono pacificamente davanti al bar contro le violenze della polizia e le discriminazioni: fu una delle prime grandi proteste pubbliche organizzate negli Stati Uniti per i diritti delle persone omosessuali, oltre due anni prima dei moti di Stonewall, scoppiati a New York nel giugno 1969.

Hollywood e la scena artistica

La tranquillità di Silver Lake si dissolve rapidamente percorrendo Sunset Boulevard verso ovest e arrivando a Hollywood. Il primo impatto con la fabbrica mondiale dei sogni può essere diverso dalle aspettative: intorno al nucleo delle grandi attrazioni turistiche (Walk of Fame, TCL Chinese Theatre, Dolby Theatre) convivono folle, traffico, negozi di souvenir e una quotidianità assai meno patinata dell’immaginario cinematografico.

A complicare la percezione c’è la geografia. Hollywood è un quartiere della City of Los Angeles; West Hollywood, spesso abbreviata in WeHo, è invece una città autonoma della Los Angeles County e comprende, tra l’altro, una parte celebre di Sunset Boulevard e della Sunset Strip.

Beverly Hills è a sua volta un comune indipendente. L’immaginario collettivo tende a fondere questi luoghi in un’unica Hollywood, ma sulla mappa sono realtà distinte.

Se lo spirito del viaggio è cercare una variazione rispetto ai grandi classici, si può quindi rinunciare senza rimpianti a qualche tappa obbligata e dedicare più tempo alla scena artistica della contea, destinata a conquistare ulteriore visibilità con l’avvicinarsi dei Giochi del 2028.

Ai due indirizzi ormai imprescindibili — il Getty Center, straordinario per le collezioni, l’architettura di Richard Meier e la posizione sulle colline, e The Broad, dedicato all’arte contemporanea — si possono affiancare luoghi di natura diversa.

Bergamot Station Arts Center, a Santa Monica, è un campus di gallerie e spazi culturali ricavato da un’ex area ferroviaria; a Long Beach, il MOLAA – Museum of Latin American Art, è dedicato all’arte moderna e contemporanea dell’America Latina e delle comunità latinoamericane degli Stati Uniti.

Santa Catalina Island

Ed è proprio da Long Beach che si può cambiare completamente scenario. Da qui i traghetti impiegano circa un’ora per raggiungere Santa Catalina Island, una delle Channel Islands al largo della California meridionale. Lunga circa 35 chilometri, è un’isola montuosa e in gran parte poco urbanizzata, dove il paesaggio mediterraneo della costa lascia presto spazio a colline e vallate dell’interno. Sbarcare significa lasciarsi alle spalle per qualche tempo le freeway, il rumore e la frenesia della metropoli.

Il principale centro di Santa Catalina è Avalon, il cui nome richiama l’isola leggendaria di re Artù. Si gira facilmente a piedi. Le golf cart fanno parte del paesaggio quotidiano e il numero delle automobili è fortemente limitato; non esistono normali autonoleggi, mentre sono disponibili taxi e il servizio pubblico on-demand COAST.

Fuori dal centro abitato, il paesaggio cambia rapidamente: circa l’88 per cento di Santa Catalina è tutelato dalla Catalina Island Conservancy, organizzazione no profit che protegge e gestisce gran parte del territorio naturale dell’isola.

Le giornate scorrono lente. Si cammina, si esplora l’entroterra con tour autorizzati, si va in kayak o si parte in barca. Nelle zone interne vive ancora una popolazione di bisonti introdotti sull’isola nel Novecento, oggi composta da meno di cento esemplari e gestita secondo criteri di conservazione.

Al tramonto si torna sul waterfront. All’Avalon Grille si può provare il Wrigley Martini: il cocktail fu creato da Philip K. Wrigley nella Chicago degli anni Cinquanta ed è oggi una delle firme del locale. Il legame con la famiglia Wrigley rimanda a una pagina decisiva della storia dell’isola: nel 1919 William Wrigley Jr. acquisì la quota di maggioranza della Santa Catalina Island Company e contribuì al suo sviluppo turistico.

Quando cala la sera, si sale verso Hamilton Cove, dove Catalina Holiday gestisce ville e appartamenti affacciati sul mare. Il silenzio della notte isolana sembra lontanissimo dalla terraferma. Ma il giorno dopo, al ritorno del traghetto,

Los Angeles riprende a esercitare il suo magnetismo: luci, traffico e la promessa, ancora una volta, che dietro l’angolo possa cominciare una nuova storia. Non si sa se migliore, sicuramente diversa.

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GUARDA ANCHE: Los Angeles: viaggio nella città che si prepara alle Olimpiadi del 2028

Dove Viaggi ©RIPRODUZIONE RISERVATA



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