La mostra di Willem De Kooning a Venezia
Affidabile. Sicuro. Dal 2012. Scambia Crypto Iscriviti per ottenere uno sconto sulle commissioni di trading!
L’esposizione Willem De Kooning e l’Italia mira a mettere in luce i mutamenti apportati alla produzione artistica dell’autore successivamente ai due viaggi italiani del 1959 e 1969: da una pittura strutturata, dinamica, dominata da colori timbrici, dei dipinti precedenti al suo primo soggiorno, i “Parkway Paintings” di Willem De Kooning (Rotterdam, 1904 – East Hampton, 1997) del ’59, si passerà a tele e carte intrise di maggiore atmosfericità, luminosità e apertura spaziale, pur mantenendo i bilanciamenti cromatici e le suggestioni figurative che caratterizzeranno tutta la sua carriera. Procedendo con opere più marcatamente rappresentative, come i tre grandi nudi degli anni ’60, influenzati dal trasferimento ad Hampton, nell’East End di Long Island, e pertanto ancora maggiormente intrisi di quei riflessi e quell’aspetto trascolorante che gli derivava dal contatto diretto col paesaggio acquatico. Mentre i grandi dipinti degli anni ’70 testimoniano del percorso attraverso la scultura, conosciuta anch’essa in ambiente romano, nell’estremizzazione della monumentalità, frontalità, frammentazione e torsione.

La mostra di De Kooning a Venezia
In questa evoluzione, le carte “Black and White Romes”, del 1959-60, rappresentano un importante punto di passaggio, il principio di una rinnovata modalità espressiva. Una parte importante è dedicata, in due sale, ai disegni degli anni ’60 e ’70, fra cui quelli che De Kooning espone al Festival di Spoleto del ’69, realizzati con inchiostro, carboncino e matita e richiamanti la decostruzione e scomposizione di piani, e l’attorcigliarsi dei volumi raggiunti nella plastica.
Quest’ultima esplorata a partire dal ’69, dall’incontro a Roma con l’amico scultore Herzl Emanuel, che aveva una fonderia a Trastevere: le piccole creazioni in terracotta che ne nascono, dalle forme vagamente antropomorfe, faranno poi da modello per la fusione di 13 bronzi, e per la riproduzione su larga scala di alcune di esse. Le superfici riflettenti, convessità e concavità della materia, la cura della forma tortile, sollecitano lo spettatore ad esplorarle girandovi intorno, e si configurano quale frutto ulteriore delle nuove ispirazioni.
1 / 6
2 / 6
3 / 6
4 / 6
5 / 6
6 / 6De Kooning: Disegni e sculture
Tutto questo lavorìo attorno alla semplificazione degli elementi compositivi, vede come protagonisti determinati toni dominanti, che sono: le terre, l’ocra, il giallo, il rosso, le varie sfumature degli azzurri e dei blu, i quali richiamano ad alcuni suoi motivi ricorrenti: lo studio attento degli effetti di luce, quasi si fosse sempre immersi in uno scenario idealizzato, sospeso fra terra e cielo.
I dipinti più tardi, quelli degli anni ’80 che segnano un decennio particolarmente fecondo, sono una sorpresa di linearità, luminosità e leggerezza: come se dopo tanto sezionare e analizzare, l’artista fosse giunto finalmente ad ottenere quel librarsi lieve delle masse e smaterializzarsi dei contorni che aveva da sempre perseguito.
Maria Palladino
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

