Il Parlamento europeo quanto inquina? Molto, per colpa dei viaggi
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La linea del Parlamento europeo in tema di sostenibilità e difesa dell’ambiente è ormai da tempo dura, basti pensare allo stop per le auto a motore termico oppure alla direttiva per le case green.
Ma come spesso accade con le pubbliche amministrazioni, c’è un’evidente contraddizione tra le politiche adottate per gli altri e la propria situazione interna.
Due studiosi, Georgios Amanatidis e Srdan Randic, su mandato delle stesse istituzioni Ue avevano calcolato la cosiddetta carbon footprint, vale a dire l’impronta che lascia ogni anno il parlamento europeo in termini di emissioni dei gas serra.
Un tema quanto mai rilevante, considerato che proprio l’Unione europea si è impegnata a diventare “neutral”, cioè a emissioni zero, entro il 2050 e continua a sottolineare i proprio sforzi per sostenere la transizione energetica e climatica degliStati membri.
Ma darà anche il buon esempio? La risposta è: no.
GLI SPRECHI AMBIENTALI DEL PARLAMENTO EUROPEO
La ricerca di Amanatidis e Randic aveva calcolato in 110.570 tonnellate di CO2-equivalente le emissioni delle istituzioni Ue, sommando le attività connesse a personale, consumo di energia, riscaldamento, gestione del patrimonio, utilizzo di materie prime, cibo e quant’altro.
A differenza di altre realtà così grandi e complesse, però, la prima voce di inquinamento non è legata a riscaldamento e raffrescamento delle tante strutture, ma ai viaggi, che rappresentano addirittura il 67% delle emissioni di CO2.
Il Parlamento europeo è, infatti, diviso su tre sedi (Strasburgo per le assemblee plenarie, Bruxelles per le commissioni e le attività ordinarie, Lussemburgo per alcuni uffici di segreteria), situazione che moltiplica gli spostamenti. Non solo di deputati e relativi staff, ma anche di tutti coloro che ruotano attorno a questa importante istituzione, giornalisti in primis.
La soluzione sarebbe molto semplice: riunire tutte le attività in un’unica sede e in questi anni non sono mancate le proposte degli stessi parlamentari. Ma la realtà è molto più complicata: nessuna delle tre città vuole, ovviamente, rinunciare ad ospitare un’istituzione così importante, sia per ragioni politiche, sia per questioni economiche e di indotto.
Eppure riunificare il Parlamento Ue a Bruxelles farebbe risparmiare 114 milioni di euro all’anno e potrebbe portare oltre 600 milioni di euro dalla vendita degli immobili a Strasburgo e Lussemburgo. Senza contare il beneficio in termini di emissioni.
A sua difesa, la Ue sottolinea come le emissioni di CO2 siano diminuite di quasi il 40% negli ultimi 20 anni e che quelle non azzerabili vengano compensate grazie a tre progetti in Malawi, Uganda e Ghana, tanto da dichiararsi “carbon neutral” ormai dal 2006.


