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Corsica, terra vergine e indomabile

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marco29 2 anni fa inViaggi e Turismo 0

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La Corsica è una calamita geografica. La sua storia pisana, aragonese, genovese, la passione solo apparentemente respingente, in realtà coinvolgente, dei suoi abitanti, quello spirito rimasto indipendente anche se se sono trascorsi più di due secoli e mezzo dalla sua conquista da parte della Francia, ne fanno un’isola intensa, vera, solitaria, vergine, ricca di memorie storiche, cibi ancora saporiti. Portando con se il volume Corsica, il piccolo atlante edonista, edito da L’Ippocampo, si può davvero compiere un’immersione profonda in questo pezzo d’Italia galleggiante nel Mar Mediterraneo che, pur non appartenendoci più, in realtà possiede tanto carattere e bellezza in comune con noi.


Capo Corso (foto di Thibaut Dini)

Monasteri, cappelle romaniche e mulini a Capo Corso

È soprannominato il dito dell’isola, puntato verso il Mar Tirreno. Capo Corso si raggiunge da Bastia seguendo la strada D80. Lo si riconosce prima dalle torri genovesi, ci si innamora subito dopo delle chiese e cappelle romaniche disseminate tra Pietracorbara, Rogliano, Luri e Centuri. È una terra di marinai, pastori che hanno sempre condotto le proprie greggi sin sopra gli speroni di roccia. I pescatori si incontrano in villaggi come Erbalunga che scende giù dal promontorio dove è assiso il suo monastero benedettino. Dalla spiaggia bagnata da un mare turchese che prende il nome di Monza, al Mulino Mattei sino al porticciolo di Centuri affacciato sulla piccola isola di Capense l’incanto è continuo.

Palazzo Nicrosi

Sfiorando cappelle romaniche risalenti anche all’anno Mille, sorprendendosi della magnificenza dei Palazzi degli Americani, così conosciuti per sottolineare l’agiatezza raggiunta dai corsi emigrati in Sud America, Capo Corso, il sacrum promontorio per gli antichi romani, e il Monte Stello rimangono impressi a lungo, specialmente se si sceglie di godersi il paesaggio con calma, soggiornando a Palazzu Nicrosi dove assaggiare a colazione la spremuta di cedro, albero quasi sacro a queste latitudini.

Una spiaggia nella regione dell’Agriate (foto di Thibaut Dini)

Tra dune, pinete e villaggi di pastori nella selvaggia regione delle Agriate

Nella regione delle Agriate l’apparenza decisamente brulla del suo paesaggio può ingannare. Invece, queste distese infinita di campi di grano, mandorleti e uliveti, che ha nel Golfo di San Fiorenzo e nella valle dell’Ostriconi i suoi baluardi, con le sue spiagge (quella di Saleccia e Ostriconi tutta cinta da dune sono davvero affascinanti) e pinete, leccete e paesaggi pietrosi, entra lentamente ed eternamente nel cuore. Perciò bisogna inforcare con fiducia la strada dipartimentale numero 81 e lasciarsi portare verso il sentiero costiero tra Lotu e Fornali che conduce al faro di Mortella, al sito archeologico di Monte Revincu tra dolmen, menhir e tombe megalitiche risalenti al Neolitico, sino al borgo panoramico di San Gavino di Tenda. Si resterà incantati dallo stile romanico della Chiesa di San Michele di Murato, dalla parrocchiale di San Pietro di Tenda, perdendosi lungo gli antichi sentieri usati dai pastori per muoversi nella macchia di Bocca di Vezzu. E quale estasi provoca la cena alla ferme de Campo Di Monte a Murato dove si ha la sensazione di essere membri della famiglia che affitta le antiche casupole in mattoni della loro fattoria. Bisogna assolutamente, l’indomani, compiere un trekking lungo il sentiero dei doganieri tra San Fiorenzo e la spiaggia di Lotu e ancora interrogare i pastori più anziani sul rito della transumanza. E magari riuscire a salire sulla cresta di Monte Genova per dominare con lo sguardo tutta la piana delle Agriate.

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Nel Golfo di Porto

Il Golfo di Porto, il corallo di Piana e la foresta di Aïtone stregano

Nel Golfo di Porto la natura è lussureggiante, incontaminata, i tramonti infuocano i calanchi in granito rosa di Piana, i villaggi stanno appesi come nidi alle falesie di roccia, la Riserva Naturale di Scandola custodisce primordiali segreti botanici. A Cargese si parla tuttora il greco, la Gola di Spelunca è ancestrale, immaginifica, mentre nella Foresta di Aïtone si viene catapultati indietro nel tempo. Ovviamente si raggiunge Capo Rosso, tra Porto e Cargese, per ammirare il panorama che si estende sino al Golfo di Girolata. Ci si rilassa un poco sulla spiaggia del borgo di Ota, oppure su quella di Bussaglia, mentre per guadagnarsi Ficajola bisogna incamminarsi lungo il sentiero che si dipana dalla Chapelle Sainte Lucie di Piana. Risvegliati dal rumore del mare nella stanza dell’hotel Les Roches Rouges, ci si può sfidare nelle ascese lungo le mulattiere che anticamente conducevano da Piana a Ota, oppure navigare  proprio intorno alla Riserva di Scandola.



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Tags :Corsica, indomabile, terrà, vergine

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