Cina, la sfida nello spazio si gioca anche nei i voli turistici. “Pronti a …
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PECHINO – Prezzi non proprio popolari: un biglietto per lo spazio costerà tra i 2 e i 3 milioni di yuan (254-382mila euro), ma poco importa, la domanda non mancherà di certo. La Cina si butta sempre più velocemente nella mischia del turismo tra le stelle e ora annuncia che i primi passeggeri paganti ci saranno già tra due anni, nel 2026.
Pechino è l’ultima arrivata nel campo, ma sta recuperando rapidamente. E l’obiettivo è insidiare presto gli americani. Ad annunciare le nuove tempistiche è stata la Cas, azienda specializzata con sede nella capitale: entro il 2026 la Cina dovrebbe riuscire a compiere viaggi spaziali, dice uno dei vicedirettori dell’azienda ad un giornale affiliato al Ministero della Scienza e della Tecnologia cinese. “I passeggeri interessati possono ora prenotare”.
Sette passeggeri nello spazio per mezz’ora
La navicella con quattro finestroni panoramici potrà trasportare fino a sette passeggeri per ogni volo: il viaggio durerà 30 minuti. Un annuncio che segue di qualche giorno quello della Blue Origin di Jeff Bezos che ora dopo due anni di inattività ha ripreso i lanci del razzo New Shepard per i viaggi spaziali. Fondata a Canton nel 2018, la Cas (che ha tra i suoi maggiori azionisti il più grande istituto di ricerca statale cinese, l’Accademia delle scienze) aveva firmato già due anni fa un accordo di cooperazione con la più grande società statale di viaggi del Paese, China Tourism Group, impegnandosi a “promuovere congiuntamente l’applicazione delle tecnologie spaziali commerciali e a creare una nuova economia come il turismo spaziale”.
Gli Usa hanno iniziato a promuovere l’industria del settore già negli anni ’80. In confronto, la Cina ha iniziato a incoraggiare esplicitamente le imprese private in tal senso soltanto nel 2015. Ma tutta l’industria spaziale cinese sta rapidamente crescendo. Dal 2017 al 2021 sono nate più di 10mila aziende che hanno a che fare con l’industria spaziale, secondo i dati della piattaforma Qichacha. Considerando l’attuale tasso di crescita, il mercato cinese potrebbe raggiungere i 100 miliardi di yuan entro il 2030, scrivono i media di Stato. E Pechino ha annunciato qualche mese fa che pure Tiangong (il “Palazzo celeste”, la stazione spaziale che i cinesi si sono costruiti in orbita), potrebbe essere aperta ai turisti.
La sfida nella “dark side” lunare
Turismo spaziale non solo tra le stelle, ma anche sulla Terra. I siti di lancio da cui la Cina manda in orbita i suoi razzi per le sue missioni sono diventate parte delle guide turistiche ormai. Come Wenchang, sull’isola tropicale di Hainan, versione cinese di Cape Canaveral (un milione e mezzo di turisti negli ultimi due anni, con il numero di hotel che è passato da cinque a 50). Nel deserto del Gobi – altro sito di lancio cinese – è nato un parco a tema spaziale. La sfida tra Cina e Stati Uniti non si gioca soltanto nel campo dei viaggi per turisti benestanti. Lo scorso 3 maggio Pechino ha lanciato la sonda Chang’e 6 per andare ad esplorare il lato nascosto della Luna per riportare poi qui sulla Terra campioni del suolo del nostro satellite: dovesse riuscirci, sarebbe il primo Paese a farlo.

