efficienza idrica, formazione investimenti e tecnologia- Corriere.it
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Nuvolette senza combustione sembrano volare sopra le nostre teste. Perch l’Italia il Paese scelto per la trasformazione tecnologica di una routine vecchia come il cucco. Siamo a Bologna, sede centrale di Philip Morris, la multinazionale del tabacco che ha deciso di scommettere su ricerca, innovazione e sostenibilit. E dal momento che il nostro un Paese di santi, poeti, navigatori e piccoli borghi antichi, questa storia ci porta sempre nel cuore dell’Emilia, tra i paesini di Crespellano e Zola Pedrosa, dove una rivoluzione nel nome della sostenibilit e della tecnologia gi iniziata. E dove troviamo anche le due “astronavi” italiane della compagnia statunitense: il Manufacturing & Technology Bologna e l’Institute for Manufacturing Competences.
Attenzione a territorio e risorse: Philip Morris promuove coltivazione e produzione che coinvolgono oltre 41mila persone. Con riutilizzo di risorse e dispositivi e riduzione dell’uso dell’acqua
Per la sostenibilit, parlano fatti e numeri: l’azienda ha gi iniziato la decarbonizzazione delle attivit produttive e di efficientamento idrico in ambito agricolo e industriale. Ma dal momento che non si vive di sola progettazione industriale, Philip Morris anche impegnata in azioni di sostenibilit economico-sociale, rivolte a promuovere il territorio e le oltre 41mila persone che fanno parte della filiera, all’interno della quale troviamo ben 8mila imprese italianissime di fornitura e servizi, e mille di queste sono attive nel settore agricolo: un comparto sensibile e da sostenere, tant’ vero che, entro il 2027, gli investimenti complessivi nella filiera dell’agricoltura arriveranno a due miliardi e mezzo di euro.
Trasformare i processi
Per chi non l’avesse ancora capito, l’Italia il cuore pulsante di questa trasformazione, grazie all’apporto di una filiera integrata, che parte dall’agricoltura 4.0 e coinvolge la manifattura d’eccellenza, passando per la ricerca e lo sviluppo, la formazione e i servizi avanzati al consumatore. Dice un vecchio adagio: non si nasce “imparati”, anche quando si vuole cambiare la propria faccia imprenditoriale. Ragion per cui, il responsabile comunicazione, sostenibilit e public policy di Philip Morris Italia, Michele Samoggia, alla domanda come sia stato possibile affrontare tutta questa trasformazione tecnologica, risponde: Questa strategia ha comportato ingenti investimenti anche nello sviluppo di nuove competenze che non avevamo sviluppato prima di intraprendere questo percorso. Inoltre, lo sviluppo di prodotti tecnologicamente avanzati ha reso necessario un cambiamento nella cultura aziendale, nei processi produttivi e nella filiera del valore.
La base teorica
Tornando alla prima delle due “astronavi” nel cuore della Pianura padana, la “Manufacturing & Technology Bologna” – centro per la formazione del personale, la prototipazione e la produzione su larga scala dei prodotti innovativi senza combustione –, la pi grande fabbrica costruita dal nulla, in Italia, nell’ultimo quarto di secolo. il centro delle idee e dei processi produttivi pronti poi a volare in tutto il mondo.
I luoghi dell’innovazione
Ma il luogo dove le competenze industriali del futuro vengono acquisite, passo dopo passo, l’Institute for Manufacturing Competences, una sorta di sistema aperto alle collaborazioni con il mondo esterno: della Regione Emilia-Romagna a importanti realt del mondo accademico e della formazione, tra cui l’Universit degli Studi di Napoli Federico II, il Politecnico di Bari gli Istituti tecnici superiori, sia in Emilia Romagna che in Puglia. Inoltre, un pezzo di rivoluzione senza combustione passa anche da Taranto, Marcianise, nel Casertano, e Terni, citt scelte per i “Digital Information Service Center”, luoghi di assistenza avanzata a supporto dei consumatori e dove si stima che potranno trovare lavoro nei tre Centri, entro i prossimi tre anni, settecento persone.
Le idee del futuro
Vivere il territorio e assistere l’intera filiera agricola vuol dire anche lanciare call for innovation rivolte alle idee che verranno. Con “BeLeaf: Be The Future”, la call giunta alla terza edizione e rivolta a start-up, spin-off e piccole-medie imprese nazionali e internazionali che abbiano sviluppato tecnologie e soluzioni applicabili al settore agritech, stato possibile indagare su come riuscire a ottenere una corretta gestione della risorsa idrica da parte dei coltivatori, e favorire una economia circolare davvero sostenibile.
Recupero di materie prime
A proposito di economia circolare e sostenibilit, a una prima impressione, potranno pure sembrare un po’ rituali per parole pronunciate da Michele Samoggia: La sostenibilit ispira la nostra visione e il cambio radicale del nostro business. Sostenute per da una spiegazione precisa: all’inizio di quest’anno, infatti, Philip Morris Italia ha lanciato il suo primo progetto di economia circolare: “Rec – Riciclo per l’economia circolare”. In pratica, entro la fine del 2024 si punta a riciclare fino a 500mila dispositivi non pi utilizzabili con un recupero in media di oltre l’80 per cento delle materie prime presenti nei device, tra cui materiali plastici e metallici, magneti, batterie agli ioni di litio e circuiti. Ad oggi sono stati raccolti e avviati al riciclo circa 170mila dispositivi. Insomma, sar pure un rito ormai antico, ma quelle nuvolette al sapor di innovazione sopra le nostre teste sembrano aver preso ormai tutta un’altra direzione. Di sicuro, ripercorrendo la via del “tabacco”: ma verso un’agricoltura 4.0.
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