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I conti nell’anno della ripartenza

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marco29 2 anni fa inViaggi e Turismo 0

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Per la consultazione delle tabelle si faccia riferimento alla versione pdf online del settimanale

Dal lavoro di analisi sui bilanci dell’esercizio 2022 degli operatori del turismo organizzato che registravano i maggiori ricavi nel 2019 abbiamo una fotografia dello scenario economico-finanziario di un anno di forte ripresa, anche se condizionato nella prima parte dell’anno dalla variante Omicron del coronavirus, dalle restrizioni ai viaggi del ministero della Salute rimosse definitivamente a partire dal marzo 2022 e infine da un contesto geopolitico incerto caratterizzato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Al fine di osservare meglio i principali trend economici del turismo organizzato è stato analizzato lo stesso campione di imprese considerate per produrre il report di Guida Viaggi sui bilanci del 2021. La ricerca è stata condotta estraendo gli ultimi bilanci depositati dagli operatori nel Registro delle Imprese tenuto presso le Camere di Commercio italiane e quindi restano esclusi dalla nostra indagine i tour operator con sede all’estero, senza stabile organizzazione in Italia. Come gli anni scorsi, infatti, mancano i bilanci di alcune società importanti che non hanno la sede legale ed amministrativa in Italia.


La ripresa dei viaggi internazionali

Il fatturato dell’intero settore del turismo organizzato nel 2022 è stato di circa 8 miliardi di euro; è cresciuto significativamente (+112%) rispettivamente al 2021, anche se i valori sono ancora distanti da quelli registrati nel 2019 di oltre 13 miliardi di euro. In base al report Istat “Viaggi e vacanze in Italia e all’estero” nel 2022 il turismo dei residenti italiani è in netta ripresa. Complessivamente i viaggi con pernottamento aumentano del 31,6% rispetto al 2021, salendo a 54,8 milioni e riavvicinandosi ai valori del 2019, anno precedente la pandemia, pur rimanendo ancora inferiori (-23%). Per quanto riguarda i viaggi all’estero degli italiani, non più ostacolati dalle restrizioni alla mobilità internazionale, aumentano in modo marcato (+143%, circa 48 milioni di notti in più) ma anch’essi non hanno raggiunto i livelli precedenti la pandemia (-36,4% rispetto al 2019). Anche i viaggi in Italia hanno ripreso a crescere (+18,3% sul 2021, 17,6 milioni le notti recuperate), seppur inferiori di circa il 19% rispetto al 2019. Per quanto riguarda le mete internazionali la ripresa è stata più veloce per le destinazioni europee, mentre a livello extra Ue hanno sofferto alcune destinazioni, in particolare quelle del traffico long haul nei Paesi asiatici (-85% vs 2019) e in Sud America (-65% vs 2019). Per comprendere meglio l’anno della ripartenza risulta utile fare un focus specifico sul trasporto aereo. L’estate 2022 ha fatto ripartire il traffico aereo, con uno spin che si è protratto per tutta la seconda parte dell’anno, anche grazie alla progressiva apertura di alcuni mercati ai viaggi per turismo, tanto che a dicembre 2022 il gap con il 2019 si è ridotto al -14,6% in termini di numero di passeggeri. Più rapida è stata la ripresa del mercato domestico e intra-europeo, mentre i collegamenti intercontinentali hanno risentito maggiormente degli effetti della crisi pandemica e delle restrizioni di viaggio che si sono protratte in alcuni Paesi (es Cina, Giappone etc).

Il traffico aereo

I vettori legacy, colpiti anch’essi molto duramente nel biennio 2020 e 2021 dalla drastica riduzione dei passeggeri, hanno avuto moltissime difficoltà a ripristinare sia l’offerta di posti pre-pandemia che la qualità dei servizi erogati. In particolare la carenza di personale è stata una delle cause principali che ha colpito alcuni aeroporti, come nel caso di Schipol. Anche la fornitura a rilento di nuovi velivoli e di mezzi di ricambio ha rallentato l’intera filiera. Di questa situazione hanno beneficiato, in particolare in Italia, alcuni vettori low cost che hanno guadagnato significative quote di mercato arrivate al 66% con Ryanair oltre il 35%. Il turismo organizzato nel 2022 per i vettori legacy ha registrato un calo a valore della biglietteria emessa del 22%. A questa situazione si è aggiunta una forte crescita dei prezzi dei biglietti, in parte influenzata dalla crescita del jet fuel, raddoppiato nel 2022 rispetto al 2019, dalle dinamiche di domanda e offerta sulle singole tratte aeree e dalla necessità dei vettori aerei di recuperare parte della marginalità persa negli anni precedenti. Con alcuni vettori low cost si sono accentuate le criticità di acquisto da parte delle agenzie di viaggi e dei tour operator, con ripercussioni molto negative in termini di vendite e servizio ai clienti. Queste problematiche si sono fatte sentire maggiormente sulle tratte gestite in esclusiva da questi vettori e negli aeroporti dove il peso di questi vettori è più significativo e quasi esclusivo.

La pressione inflazionistica

Il 2022 per l’Italia è stato anche un anno di forte pressione inflazionistica, con i prezzi medi al consumo cresciuti dell’8,1%, con l’indice relativo al trasporto aereo dei passeggeri in crescita del 25,9% su anno precedente e del 20,6% sul 2019. La voglia di tornare a viaggiare, il desiderio crescente di esplorare il mondo, ben oltre le vacanze a cui gli italiani avevano dovuto rinunciare durante il periodo della pandemia, ha prodotto un effetto cd. di revenge travel che ha portato a una rapida rivitalizzazione del settore del turismo organizzato di cui hanno beneficiato i bilanci di esercizio delle imprese. Per i tour operator oggetto della ricerca il totale dei ricavi realizzato nel 2022 è stato di 5,2 miliardi, in forte recupero rispetto a 1,7 miliardi di euro del 2021, ma ancora distante dagli 8,2 miliardi del 2019. Questa differenza è in gran parte dovuta al fatturato di Costa Crociere, diminuito rispetto al 2019 di oltre 2 mld di euro. Se dal conto complessivo togliamo l’incidenza di Costa Crociere, il fatturato complessivo degli altri tour operator dell’indagine è poco meno di 3 miliardi di euro, in forte crescita su 2020 e 2021, ma ancora inferiore agli oltre 3,8 miliardi conseguito nel 2019.

Le performance per classe di fatturato

Nel 2022 l’andamento del fatturato dei tour operator è stato finalmente in forte ripresa e l’andamento per le singole imprese è condizionato sia dal mix di offerta tra breve e lungo raggio che dalla data di chiusura del bilancio di esercizio. Per le società che hanno chiuso il proprio bilancio di esercizio in data antecedente al 31 dicembre 2022 pesano maggiormente gli effetti negativi delle vendite di viaggi internazionali limitate ai soli corridoi turistici, riaperti definitivamente solo a partire dal mese di marzo del 2022, e i cui effetti si fanno quindi risentire maggiormente nel primo semestre del bilancio. Come evidenziato nella tabella n. 1 si rileva un incremento medio di circa il 206% rispetto al valore della produzione realizzato nel 2021 e minore del 36% nel confronto con il 2019. Se si esclude dal confronto Costa Crociere, come evidenziato nella tabella n. 2 i tour operator hanno registrato un risultato di ricavi migliore dell’anno precedente del 150% e minore del 24% verso il 2019. L’incidenza delle imprese che avevano dichiarato più di 100 milioni di ricavi nel 2019, come evidenziato in tabella n. 3, ha riavvicinato i grandi tour operator a valori superiori a quelli del periodo finale della crisi finanziaria del 2008-2014, ma distanti da quelli raggiunti nel 2019. Se si esclude dal calcolo Costa Crociere, che ha ridotto il peso sul totale delle aziende esaminate sceso dal 52% del 2019 al 42% nel 2021, si vede che gli altri big contano per circa il 38% in crescita di 6 punti percentuali dal 2019.

La marginalità

La crisi è stata pesante per tutte le imprese, ma in modo particolare per gli operatori di medie o grandi dimensioni, a causa dell’incidenza dei costi del personale ed in generale per la struttura dei costi fissi. A seguito dello shock che il settore ha subito nel corso del 2020 e 2021, nel 2022 si è registrato un eccezionale recupero di marginalità come evidenziato dall’indicatore economico dell’Ebitda. L’Ebitda è il valore aggiunto al netto del costo del lavoro e corrisponde quindi al margine di contribuzione al costo del lavoro dei tour operator. Al netto dei valori di Costa Crociere, l’Ebitda dei 45 tour operator della ricerca mostra un segno positivo di 194 milioni di euro, addirittura superiore rispetto ai 126 milioni di euro del 2019. Se si dividono le imprese analizzate in quattro gruppi per fasce di ricavi (vedi tabella n. 4), si possono osservare alcuni dati specifici interessanti. In tutte le fasce di fatturato il valore medio dell’Ebitda è positivo. Complessivamente la redditività registra ancora valori leggermente negativi; su 45 operatori ancora 10 hanno rilevato una perdita d’esercizio.

Il valore aggiunto

Il “valore aggiunto” rappresenta quanto i tour operator hanno realizzato dalla produzione dei viaggi. Il dato costituisce, da un lato, il valore apportato dal tour operator, e quindi il risultato della capacità contrattuale nell’acquisizione dai vari fornitori dei servizi inclusi nel pacchetto, come il trasporto, l’alloggio e gli altri servizi turistici, e dall’altro, il margine di contribuzione per la copertura dei costi di gestione, in primis il costo del lavoro. A fronte di un valore aggiunto complessivo di circa 1,8 miliardi nel 2019, il 2022 ha chiuso con un – 199 milioni di euro. Al netto dei valori di Costa Crociere il valore aggiunto dei 45 tour operator fa registrare un importo di circa 412 milioni di euro, raddoppiando il risultato del 2021 e avvicinandosi al risultato del 2019 pari a 470 milioni di euro.

Il costo del lavoro e l’occupazione

Anche nell’era dello sviluppo digitale, il turismo organizzato rimane un settore “labour intensive” se si pensa che l’incidenza del costo del lavoro sul valore aggiunto era pari mediamente al 56% nel 2019. Nel 2022 è proseguito il forte contenimento del costo del lavoro anche per effetto della riduzione del personale avvenuta durante il 2020 e 2021 con numerose persone, con anzianità aziendale e competenze, che hanno abbandonato il settore. Si stima che il turismo organizzato abbia perso nel biennio 2020-2021 circa il 20% delle risorse rispetto ai valori pre-pandemia. Nel corso del 2022 si fanno già sentire le tensioni di carenza di mano d’opera qualificata non facilmente reperibile sul mercato alla luce dell’elevato tasso di specializzazione e di processi di inserimento nel mondo del lavoro onerosi e non compatibili con le attuali necessità del turismo organizzato. È altresì necessario intervenire da subito con adeguati investimenti in formazione per colmare il gap di competenze. Nel periodo della pandemia si è assistito a una ulteriore accelerazione del processo di digitalizzazione dei processi di interazione con il cliente, in termini di offerta, comunicazione e assistenza e dei metodi di pagamento. Nel campione dei 45 tour operator oggetto di analisi, il costo del lavoro, pari al 50% del valore aggiunto, è stato di 207 milioni, in crescita rispetto ai 175 milioni di euro nel 2020 e 157 milioni di euro del 2021. Il conto economico rappresentato in forma scalare mostra i risultati intermedi molto significativi che, oltre al reddito d’esercizio, aiutano a capire come è andata l’azienda nel corso dell’esercizio. Preme precisare che da tale prospetto abbiamo deciso di escludere l’incidenza dei valori del bilancio di Costa Crociere. Particolare attenzione sull’Ebit (Earning before interest and tax), denominato anche margine operativo, che indica il rendimento dell’attività caratteristica dell’impresa che torna a segnare un valore leggermente positivo, dopo i valori negativi registrati nel periodo 2020-2021. Probabilmente già nel 2022 si torneranno a registrare i risultati positivi del periodo ante covid. Il Roe (Return on equity) è stato calcolato dividendo il reddito d’esercizio sul capitale proprio Indica il rendimento sui capitali investiti dalla proprietà nell’impresa. L’indice torna a essere quasi positivo anche se molto distante dai valori registrati nel 2019. Il Roa (Return on asset) è dato dal rapporto fra il risultato operativo o Ebit e l’attivo di bilancio Indica la capacità produttiva dell’impresa, che nel 2022 grazie alla ripartenza delle attività è tornato a essere positivo. Il Ros (Return on sale) è stato calcolato come rapporto tra Ebit e valore della produzione. È il dato che fa capire in modo più immediato la crescita delle vendite a seguito della drastica riduzione delle attività per molte delle imprese analizzate nel biennio 2020-2021.

La situazione patrimoniale

Nella tabella sono inserite le medie della composizione dell’attivo, del passivo e del patrimonio netto rilevati dai bilanci dei tour operator con valore della produzione inferiore a 100 milioni di euro. Sono pertanto esclusi i Big. Abbiamo infatti preferito non includere tali operatori che hanno composizioni molto eterogenee tra di loro, che sono invece esaminate nello specifico nella tabella 5 di seguito riportata. Sul fronte dei finanziamenti, l’incidenza del capitale proprio nel 2022, che viene evidenziata nei bilanci, è del 41,8% (era 23,7% nel 2019) del totale del passivo e patrimonio netto, in linea con il 2022 e decisamente in aumento rispetto ai valori degli ultimi cinque anni. Purtroppo, però anche il nuovo livello di patrimonio netto non riesce da solo a coprire le immobilizzazioni, anche se dimostra una maggior propensione alla ricapitalizzazione delle imprese del turismo. Il dato positivo è rappresentato dall’1,3% di media del reddito d’esercizio che è tornato quindi ad essere mediamente positivo e si riavvicina al + 2,4% registrato nel 2019 (anche se i valori erano anche più alti nei due anni precedenti rispettivamente 3,3% e 2,7%). Probabilmente nel 2023 si tornerà ad avere valori in linea e addirittura superiori agli anni precedenti. Rimane stabile anche nella gestione di tesoreria che invece ha retto in quanto il rapporto tra attivo circolante e debiti a breve scadenza si è mantenuto in equilibrio. Ciò vuol dire che le imprese sono in grado di pagare i debiti verso i fornitori, principalmente quelli di servizi turistici, con i crediti da incassare e le disponibilità liquide presenti in azienda risultanti nei bilanci 2022. Anche la situazione debitoria a medio/lunga scadenza denota un recupero dell’esposizione principalmente verso il sistema creditizio, che torna a essere in linea con i valori pre-pandemia. Infatti, l’incidenza dei debiti consolidati passa al 13,1% dal 18,4% del 2021 e 24,5% del 2020 e rispetto al 13,6% del 2019, che ci fa capire quanto il settore abbia dovuto ricorrere a fonti di finanziamento esterno per sopravvivere ma sia stato molto resiliente nel momento della ripartenza. Nel complesso, la posizione finanziaria media torna a essere positiva anche grazie ai risultati d’esercizio, nonché dall’andamento del cash flow dell’anno ed in particolare dall’andamento del capitale circolante netto, a seguito della ripartenza dell’operatività e conseguentemente del valore della produzione. L’indice di liquidità L’indice di liquidità dato dal rapporto tra attivo circolante e debiti a breve scadenza può essere ritenuto un buon indicatore della capacità dell’impresa di far fronte alle passività correnti con crediti commerciali e disponibilità liquide. Quindi un rapporto pari o vicino ad 1 è di solito ritenuto un buon risultato. L’indice di indebitamento è dato dal rapporto tra il totale attivo e il patrimonio netto e quindi mostra quanti investimenti sia in capitale fisso sia corrente la proprietà dell’azienda è riuscita ad effettuare utilizzando il capitale proprio e per quanto invece ha dovuto ricorrere al capitale di terzi. È ancora notevole l’incremento delle passività consolidate rispetto al 2019 e la contestuale diminuzione delle passività correnti che sono tornate a crescere rispetto al biennio precedente con la ripartenza delle attività di vendita. Il sistema bancario e dei pagamenti elettronici ha penalizzato durante gli anni della pandemia il settore rivedendo in negativo il rating delle imprese e applicato una stretta creditizia creando forti criticità nella attuale fase di ripartenza delle attività- E’ auspicabile che dopo i risultati di bilancio del 2022, che saranno sensibilmente migliori nel 2023, si riveda il giudizio espresso nei confronti del turismo organizzato da parte dei degli istituti finanziari.

a cura della redazione

Tags: Settimanale_1642



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