Benin, l’ecoturismo della discordia. “Rinascita ‘sostenibile’ per la laguna…
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“Non gettiamo le reti da pesca sull’asfalto”, si lamenta Tite Kounasso, un pescatore di 52 anni che vive ai margini della laguna di Porto-Novo e che, come migliaia di altri, dovrebbe presto essere costretto ad andarsene dalle autorità . a causa di un progetto di ecoturismo. Il piano di sviluppo delle sponde della laguna su cui poggia la capitale de Benin, battezzato “Porto-Novo città verde” e finanziato dall’Agenzia francese di svluppo (AFD) nasce allo scopo di permettere uno sviluppo e una rivitalizzazione del turismo locale in chiave sostenibile. La contropartita però è il trasloco forzato di una parte della popolazione che vive sulle sponde della laguna, posizionata tra il lago Nokoué, a Ovest, sulla cui riva meridionale si trova la capitale economica beninese, Cotonou, e, a Est, l’immensa capitale nigeriana Lagos.
L’obiettivo di dell’Agence française de Développement è appunto quello di valorizzare i quartieri prossimi alla laguna, come ha spiegato il direttore locale di AFD, Jérôme Bertrand-Hardy, all’agenzia di stampa France Presse. Dal suo insediamento, il presidente del Paese dell’Africa occidentale, Patrice Talon, ha fatto partire innumerevoli cantieri, finalizzati a implementare l’attrattività turistica del Benin. Lungo la laguna, un turista transalpino, Baptiste Berard Proust, si confessa affascinato dalla passeggiata e dalla sua “magnifica passerella in mezzo alle case”. Ma l’incanto svanisce nel momento in cui apprende che “le persone che vivono qui verranno trasferite altrove”, fatto che lo “intristisce”.
Benin. Porto-Novo: i’ecoturismo della discordia
Gli abitanti dell’area lagunare di Porto-Novo, che vivono essenzialmente di pesca, sono in attesa. “Dieci mesi fa, il comune ci ha notificato che avevamo un mese per partire. A quel punto ci siamo associati per difenderci dal pericolo. Abbiamo scritto ocunque ma senza avere risposta – racconta a France Presse Léopold Padonou, itticultore di 44 anni. “Secondo il nostro censimento, siamo circa mille nuclei familiari, quindi 5mila persone”. Due mesi fa, l’amministrazione comunale ha marcato le case da demolire con croci rosse, ma “nessuno ci ha fornito dettagli”, aggiunge angosciato Padonou, che è nato e cresciuto nel quartiere che dovrebbe abbandonare. L’uomo riconosce che lo sviluppo delle sponde della laguna già messo in atto abbia permesso di migliorare notevolmente le infrastrutture. “Ora abbiamo l’illuminazione, le strade arrivano da noi, esistono gli attraversamenti pedonali… Abbiamo costruito le infrastrutture per poter vivere bene, ma se poi non ci è permesso di goderne e ci viene detto dello sfratto… E per andare dove?” si chiede.
“Un ‘lacustre’ non può vivere da nessun’altra parte, se non sull’acqua. Non sappiamo fare altri lavori, ci lascino sulla riva del lago”, gli fa eco Tite Kounasso, pescatore. A 62 anni, Antonio Ababè Houssou vorrebbe concludere i suoi giorni dove ha sempre vissuto. “Non ho nessun’altra parte dove andare”, aggiunge. Agathe Gandonou, che vende pesce e granchi, non ha perso le speranze. “Tutta la nostra forza è sull’acqua eci batteremo per rimanere qui”, declama con forza nel cuore di un gruppo di residenti.
Ange-Marie Esse, incaricato di seguire il progetto dalla ONG internazionale Justice & Empowerment Initiatives, intende aiutare queste popolazioni a vedere rispettati i loro diritti, come ha già fatto in Nigeria e Senegal. “Dobbiamo dare alla comunità il potere di difendersi. Vogliamo un accordo, una partnership vantaggiosa per tutti”, spiega.
Per il comune di Porto-Novo, il progetto è stato avviato per porre fine all’occupazione anarchica delle rive della laguna e con un occhio ala conservazione dell’ambiente. “Si tratta di un progetto di resilienza ai cambiamenti climatici che mira a preservare la riva naturale di Porto Novo sviluppando allo stesso tempo l’ecoturismo”, spiega all’AFP il sindaco della città, Charlemagne Yankoty. “Tutte le infrastrutture turistiche della città attualmente in costruzione nascono per rafforzare la nostra attrattiva turistica”, assicura. Per quanto riguarda le popolazioni sfollate, assicura che il Consiglio comunale ha già stanziato cento milioni di franchi CFA (152mila euro) per aiutarli a ricominciare. “Coloro che occupano questa riva non sono per la maggior parte proprietari e sono troppo esposti alle malattie trasmesse dall’acqua”, sostiene il sindaco. Sottolinea inoltre che non è previsto che tutti se ne vadano perché “se liberiamo tutti, l’area mancherà di vita”. Il sindaco assicura quindi che presto verrà costruito un “moderno villaggio di pescatori”, senza fornire dettagli sui tempi né sul numero di persone che vi si insedieranno.

